5000 giovani in agricoltura grazie al PSR

di Stefano cavaletto - IRES Piemonte

La misura di insediamento giovani agricoltori rappresenta lo strumento principale con cui la Regione Piemonte ha sostenuto negli ultimi due decenni il ricambio generazionale in agricoltura. Sono circa 5.500 i giovani che, partecipando ai bandi emanati durante i tre cicli di programmazione del PSR della Regione Piemonte, sono diventati conduttori di un’azienda agricola nel territorio piemontese. Questa linea d’intervento ha fatto il suo esordio nel PSR 2000-2006 (denominata “misura B”) ed è stata poi riconfermata nei PSR 2007-2013 (mis. 112) e 2014-2020 (mis. 6.1.1) offrendo ai beneficiari un premio in conto capitale di importo variabile per effettuare i primi investimenti necessari ad avviare l’attività.

Lo studio effettuato da Stefano Aimone e Nicoletta Torchio dell’Ires Piemonte offre una panoramica sui giovani agricoltori piemontesi, sulle principali criticità del ricambio generazionale e sulle misure di aiuto attuate dalla Regione Piemonte grazie ai Programmi di sviluppo rurale. Lo studio cerca anche di stimare l’effetto incrementale delle misure di insediamento giovani: il numero di giovani insediati è stato effettivamente superiore a quello che si sarebbe osservato senza la misura? Le nuove aziende guidate da conduttori sotto i 40 anni sarebbero nate comunque oppure la presenza dell’aiuto pubblico ha favorevolmente influenzato questa decisione?

L’analisi prende in esame le caratteristiche dei beneficiari e la loro distribuzione nel corso dei 18 anni trascorsi (2000-2017) in cui sono state più di 10.000 le domande presentate. Di queste, circa 6.900 sono state ammesse al finanziamento e 5.500 hanno, ad oggi, terminato con successo l’iter procedurale ottenendo il sostegno del PSR. D’altra parte sono numerose anche le nuove aziende che hanno scelto percorsi diversi, avviando l’attività senza partecipare ai bandi del PSR. Dai dati raccolti presso le CCIAA piemontesi il numero totale di nuove aziende agricole nate nel periodo 2000-2017 è di circa 11.000.

Le difficoltà del ricambio generazionale

Il settore agricolo, ormai da diversi anni, attraversa una fase di ristrutturazione che ha portato ad alcuni cambiamenti importanti. Si è assistito ad un drastico calo del numero di aziende e ad un contemporaneo aumento medio della dimensione delle stesse, che per operare proficuamente sul mercato, necessitano di competenze sempre più specifiche. Il mercato stesso si presenta oggi come molto più complesso per gli operatori che vi si affacciano rispetto alle generazioni precedenti, con una instabilità crescente ed una domanda sempre più segmentata.

La necessità di favorire il ricambio generazionale è uno dei temi centrali su cui si fondano le politiche comunitarie e regionali per il settore agricolo e analizzando i dati anagrafici degli agricoltori emerge come la problematica dell’invecchiamento sia più forte in alcuni paesi tra cui l’Italia. Nel 2013 l’incidenza dei giovani agricoltori (sotto i 34 anni) sul totale del settore era del 6 % nell’intera Unione Europea mentre in Italia scendeva al 4,5%. Rispetto alla media nazionale il dato piemontese risulta migliore (5,3%) ma rimane evidente il forte sbilanciamento verso le età più avanzate visto che i conduttori sopra i 64 anni rappresentano ancora il 32% del totale.

Negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi a livello europeo per identificare i fattori che riducono la propensione dei giovani ad entrare nel settore agricolo dai quali emergono alcuni elementi comuni:

  • difficoltà di accesso alla terra (a causa dei prezzi elevati dei terreni nelle aree più idonee e della riluttanza degli agricoltori anziani a ritirarsi dall’attività);
  • elevati costi di installazione e scarsa redditività aziendale, in particolare nel primo periodo di attività;
  • difficoltà di accesso al credito;
  • scarsità di servizi nelle aree rurali, in particolare nelle aree più marginali;
  • basso livello di conoscenze (solo una quota minoritaria possiede già conoscenze tecniche al momento dell’insediamento).

Tra i giovani che decidono di insediarsi, molti in realtà risultano subentranti in aziende agricole gestite precedentemente da altri, in genere familiari. Tra i loro obiettivi di breve o medio termine spesso si riscontra l’intenzione di proporre innovazioni in azienda per fare fronte alla competizione crescente Questi nuovi conduttori hanno il più delle volte un’esperienza pregressa come coadiuvanti e risultano generalmente carenti sul piano della competenza e dell’esperienza manageriale. Esigenze differenti manifestano, invece, coloro che provengono da altri percorsi formativi e da esperienze professionali esterne al settore agricolo, per i quali la barriera principale è composta dalle scarse conoscenze tecniche e dalle difficoltà di inserimento nel mercato (bassa redditività iniziale, poca conoscenza dei canali commerciali tradizionali).

Questi nuovi conduttori sono segnalati in aumento negli ultimi anni e mostrano alcuni elementi comuni, tra cui la ricerca di modalità di produzione e di vendita che possano meglio valorizzare la loro offerta e contemporaneamente metterli al riparo dei rischi derivati dalle oscillazioni del mercato. La strategia operata è molto spesso indirizzata verso produzioni di qualità, nicchie di mercato o attività di diversificazione. Ne emerge un fabbisogno molto forte in tema di formazione con esigenze però diversificate a seconda del profilo.

 

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Chi sono i giovani agricoltori?

Secondo i dati dell’Anagrafe Agricola Unica, nel 2017 in Piemonte i giovani fino a 40 anni di età titolari di aziende agricole erano 6.750, con un’incidenza particolarmente elevata nelle aree montane (16% del totale dei titolari a fronte di un valore medio dell’11,5% nelle aree PSR di tipo D). La maggior parte di essi, tuttavia, ricade in area collinare (il 40% nelle zone PSR di tipo C), dato che si riflette anche sulla suddivisione settoriale con una preferenza per le coltivazioni permanenti (vite e frutta, circa il 30%) e per gli allevamenti erbivori (bovini e ovicaprini, circa il 22%). In un’ottica di genere prevale ancora nettamente la componente maschile con il 78%.

Di notevole interesse sono anche le informazioni sul grado di istruzione dei giovani agricoltori presenti nel Censimento dell’Agricoltura del 2010. Si tratta di dati che non riguardano direttamente i beneficiari delle misure di insediamento, bensì i giovani agricoltori nel loro complesso. Tra i conduttori giovani il livello di scolarità è molto più elevato rispetto alla media generale. La percentuale di laureati nella fascia sotto i 40 anni è del 9,3% rispetto al 4,4% del totale, mentre per i diplomati si sale al 46% contro il dato medio del 25%. Osservando i dati sul percorso formativo si trova, invece, conferma della minore specializzazione dei giovani rispetto al passato. Tra i minori di 40 anni, infatti, soltanto il 16% possiede una formazione di tipo agrario (laurea, diploma o qualifica professionale).

Inoltre, concentrando l’attenzione su diplomati e laureati, si osserva che più del 70% dei giovani agricoltori proviene da un percorso di istruzione non legato all’agricoltura. Questi dati ancora una volta sottolineano il ruolo cruciale che le misure di consulenza, di formazione e trasferimento di conoscenze del PSR possono rivestire per i giovani neo insediati.

 

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Le misure di insediamento a confronto

Nel corso dei tre cicli di programmazione la misura di insediamento giovani ha subito diverse modifiche a seguito dei cambiamenti nella regolamentazione europea e di un processo di concertazione con i portatori di interesse e con la Commissione Europea. In particolare si è data sempre maggiore importanza alla sinergia con le altre misure del PSR con la finalità di estendere gli aiuti sui diversi ambiti di intervento e rendere gli investimenti più efficaci e duraturi nel tempo.

Nel PSR 2000-2006 la misura di insediamento giovani (denominata misura B) richiedeva di dimostrare la redditività e rispettare i requisiti minimi in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali, distinguendo i beneficiari tra i creatori di nuove aziende e i subentranti in aziende precedentemente gestite da un altro titolare. Il premio era costituito da un’erogazione massima di 25.000 € senza che vi fossero distinzioni tra le diverse aree territoriali. Erano tuttavia presenti delle priorità per aziende appartenenti ad alcune categorie (ricadenti in aree svantaggiate, partecipanti a regimi di qualità certificata, aziende a conduzione famigliare e quelle che contemporaneamente facevano richiesta per investimenti aziendali). In totale hanno presentato domanda quasi 6 mila giovani, dei quali ne sono stati ammessi più di 4 mila (il 68% dei richiedenti) arrivando poi al completamento dell’iter in oltre 3.700. Nel complesso lo stanziamento per la misura era stato di 70 milioni di Euro e, alla fine del percorso, la spesa totale è salita a 77,3 milioni evidenziando dunque un adesione oltre le aspettative.

Nel periodo 2007-2013, la misura 112 richiedeva ai beneficiari uno sforzo aggiuntivo che consisteva nella redazione di un piano di sviluppo aziendale che dimostrasse sia i requisiti minimi, sia l’effettivo potenziale di crescita della nuova azienda. Il premio massimo saliva a 40.000€ e variava in funzione all’entità degli impegni assunti dal giovane agricoltore in sede di domanda di ammissione. Sono stati, inoltre, inseriti dei punteggi di priorità per le donne, per i richiedenti compresi tra i 36 e i 39 anni, per i ricadenti in aree C e D. Un’altra grossa novità introdotta è stato il cosiddetto “pacchetto giovani”, ovvero la possibilità di accedere in sinergia alla misura di investimento in azienda (misura 121) e alla misura sulla diversificazione (misura 311), andando a guadagnare dei punti di priorità nelle rispettive graduatorie. In merito alla misura 121, nel 2007 vi è stato anche un bando riservato ai giovani. Lo stanziamento per la misura è stato di 43,4 milioni di € più 12 milioni per la parte dedicata agli investimenti. Le domande presentate sono state quasi 2.500 con un tasso di accoglimento del 74%.

La misura attuale, denominata 6.1.1, presenta ulteriori novità. Il premio singolo scende a 35.000€ ma è prevista una maggiorazione per le zone montane e per gli insediamenti congiunti con quote ridotte per i singoli giovani ma con un totale massimo più elevato. Almeno il 50% del premio deve essere rivolto a investimenti minimi di miglioramento o adeguamento aziendale e alla misura è direttamente collegata l’azione 4.1.2 dedicata esclusivamente agli investimenti in azienda per i giovani neo-insediati. Lo stanziamento per la misura è stato di 54,5 milioni di € a cui vanno sommati 52 milioni relativi alla 4.1.2 per un totale di 106,5 milioni. A maggio 2018, le domande presentate nei due bandi finora pubblicati ammontavano a 1.757, delle quali ne sono state ammesse 967. L’iter della misura è tuttora in corso di svolgimento e non è quindi possibile dare indicazioni sul tasso di accoglimento e sui pagamenti effettuati.

 

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Gli effetti del PSR

Chi sono e come sono cambiati nel corso degli anni i giovani che si sono insediati in agricoltura grazie alla misura di insediamento giovani?
La distribuzione percentuale dei beneficiari per genere, orientamento tecnico economico (OTE) e per localizzazione (provincia e zona PSR) fornisce alcune indicazioni interessanti. Confrontando i tre cicli di programmazione (i dati del PSR 2014-2020 si riferiscono ai beneficiari ammessi sui bandi 2016 e 2017 alla data del 2 maggio 2018) si assiste ad una leggera riduzione nella partecipazione femminile alla misura, che passa dal 31% nel PSR 2000-2006 al 27% nel PSR 2014-2020.
Variazioni più consistenti si osservano invece sul fronte della localizzazione delle aziende (sede legale) in cui si conferma la maggiore attrattività delle aree rurali collinari e montane. Due fattori sembrano favorire questa tendenza: da un lato la maggior disponibilità di terreni e il minor costo ad ettaro, soprattutto in montagna, dall’altro la possibilità di operare in settori in cui ricercare una maggior redditività sfruttando anche le peculiarità offerte dal territorio circostante. A livello settoriale si osserva un incremento consistente di aziende specializzate in colture permanenti, che passa dal 30% negli anni 2000-2006 al 42% nell’attuale PSR. Si riduce invece la quota di beneficiari che conduce aziende specializzate in seminativi: dal 22% al 11%.

L’osservazione dei dati raccolti presso le CCIAA del Piemonte, relativi alle iscrizioni delle aziende agricole, mostra un andamento decrescente nel periodo 2000-2017, con i picchi in coincidenza dei periodi in cui sono stati emessi i bandi principali delle misure di insediamento (B, 112 e 6.1.1).
Entrando nel dettaglio dei dati si vede chiaramente che tali picchi sono in gran parte formati da nuove aziende condotte da giovani sotto i 45 anni: 2.100 iscrizioni nel 2001, 1.200 nel 2009 e 1.700 nel 2016. Invece, le nuove iscrizioni di aziende agricole da parte di titolari dai 45 anni in su sono relativamente costanti: in media circa 600 nuove iscrizioni l’anno sul periodo 2000-2017.

È possibile quindi imputare alla misura di insediamento giovani la creazione di 2.100 nuove aziende nel 2001, 1.200 nel 2009, e così via?
La risposta è ovviamente negativa, visto che anche negli anni in cui non erano previste sovvenzioni all’insediamento ci sono state comunque nuove iscrizioni di aziende agricole da parte di giovani. Per stimare l’effetto della misura occorre cercare di capire quanto sarebbe accaduto anche in assenza dell’aiuto. Il metodo utilizzato per giungere ad un risultato il più possibile affidabile è basato sulle serie storiche e permette di tenere conto del trend (periodo di espansione o di crisi) sfruttando le discontinuità nell’apertura dei bandi sul periodo 2000-2017.

Questa analisi, che nel rapporto di valutazione è descritta in maniera più dettagliata e accurata anche dal punto di vista metodologico, evidenzia un consistente effetto positivo delle misure insediamento giovani sul numero totale delle nuove iscrizioni alla CCIAA. In particolare, negli anni in cui erano attivi i bandi (2001, 2002, 2009, 2012, 2014, 2016) sono state create mediamente 520 imprese in più, rispetto a quanto sarebbe avvenuto in caso di assenza della misura.
Questo significa che tra il 2000 e il 2017 sono state attivate circa 3 mila aziende giovani aggiuntive, rispetto a quanto sarebbe avvenuto in caso di assenza della misura. Si tratta ovviamente di una stima, quindi da prendere con cautela, che tuttavia conferma con evidenza il ruolo propulsivo della misura.

 

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Conclusioni

Il numero di giovani insediati grazie alle misure del PSR risulta quindi superiore a quanto ci si poteva attendere in assenza di intervento pubblico. Si può quindi affermare che la misura ha avuto il successo auspicato sia dalla Regione Piemonte che dalla Commissione Europea, la quale da ormai più di 20 anni ha posto questo tema tra le priorità al centro della sua agenda politica. Con la programmazione 2014-2020 le politiche per i giovani agricoltori nell’ambito della PAC sono state ulteriormente rafforzate attraverso l’inserimento di una specifica priorità dedicata ai giovani e al ricambio generazionale.

Quali le possibili raccomandazioni per il futuro? L’attuazione di una misura per il ricambio generazionale dovrebbe innanzitutto incentivare la naturale propensione all’innovazione dei giovani, valorizzandone il livello di istruzione molto più elevato rispetto alle generazioni precedenti. Tuttavia, una parte crescente dei giovani che si affaccia al settore agricolo manca di una preparazione di tipo tecnico-pratico, per cui può essere opportuno prevedere una linea specifica di formazione dedicata ad affrontare questa carenza. Inoltre, da indagini condotte da IRES relativamente ai fabbisogni formativi in agricoltura, è anche emerso che molte nuove aziende create da giovani puntano sulla filiera corta e, in generale, su un rapporto più diretto con il consumatore sottovalutando i rischi derivanti dall’affrontare contemporaneamente le attività di produzione, promozione e vendita senza possedere una formazione specifica.

All’interno dell’approccio integrato a “pacchetto”, può svolgere un ruolo cruciale una misura che favorisca l’accesso al credito, in particolare affiancando al contributo una tantum la disponibilità di strumenti finanziari. Un’azione di accompagnamento, dalla portata potenzialmente molto positiva, è quella di ridurre la complessità delle pratiche burocratiche, che solo in parte dipende dalla natura procedurale del PSR, richiedendo quindi un’azione di largo respiro sull’intera filiera amministrativa che riguarda l’apertura di una nuova azienda.

E’ infine opportuno richiamare il rapporto speciale della Corte dei Conti Europea che raccomanda di migliorare ulteriormente la logica di intervento della misura rafforzando la valutazione delle esigenze e di curare e la sinergia tra le misure del Primo e del Secondo Pilastro della PAC, aspetto che potrà essere affrontato nell’ambito dei Piani strategici nazionali che la riforma attualmente in discussione dovrebbe introdurre nel prossimo ciclo di programmazione.

 

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