La salute in tutte le politiche: agricoltura, ambiente, sanità

di Gianfranco Corgiat Loia – Regione Piemonte, Settore Prevenzione e veterinaria

Lo stato di salute di una popolazione può essere fortemente condizionato dalla qualità dell’ambiente in cui vive. La buona qualità di risorse primarie come l’acqua, l’aria ed il suolo, ed uno stile di vita corretto sono gli ingredienti di base per prevenire le malattie croniche non trasmissibili e per vivere più a lungo in salute.

Non sempre il progresso dei Paesi industrializzati ha saputo tener conto della necessità di trovare un equilibrio tra sviluppo, conservazione dell’ambiente (risorse naturali fondamentali) e salute. Le pagine di cronaca sono piene di notizie allarmanti di disastri ambientali e di rischi crescenti per la salute umana ed animale determinati da uno sviluppo industriale non sufficientemente governato, dall’esistenza di organizzazioni criminali che lucrano sullo smaltimento illecito di scarti industriali o di rifiuti pericolosi e dalla debolezza dei sistemi di prevenzione e di controllo.

Contro il crimine non c’è altro rimedio oltre la repressione degli illeciti e dei reati penali da parte degli organi di polizia e della Magistratura ma molto si può fare sul versante della prevenzione per migliorare le conoscenze su determinati rischi derivanti dallo sviluppo urbano, per interrompere pratiche industriali o agricole non appropriate, per promuovere l’impiego di materiali e tecnologie che riducono il consumo di risorse energetiche, limitano le emissioni in atmosfera, riducono il consumo di suolo fertile o favoriscono la conservazione di importanti risorse naturali.

In altri termini, la prevenzione può dare agli amministratori pubblici ed ai decisori strumenti di analisi, evidenze scientifiche e sostegno tecnico per scelte di governo del territorio, di qualità della vita e di tutela sanitaria meno legate alla contingenza ed all’emergenza ed ispirate maggiormente al futuro dei nostri figli.

Salute individuale/salute collettiva

Chi sta nel bosco può vedere la salute degli alberi ma per valutare la salute del bosco è necessario uscirne. Analogamente, chi sta in ospedale vede la salute dei pazienti ma la salute collettiva si valuta al di fuori degli ospedali mettendo in relazione dati sanitari, ambientali, sociali ed economici.

L’epidemiologia è la scienza che studia la salute collettiva e che, utilizzando informazioni disponibili, strumenti di analisi statistica ed eventuali modelli predittivi è in grado di valutare lo stato di salute della popolazione e di individuare le principali fonti di rischio. È solo tramite l’incrocio tra dati ambientali, territoriali e urbanistici, epidemiologici, della mortalità così come di altri indicatori sanitari, demografici, culturali e sociali che si può tracciare, per una determinata popolazione, una serie di scenari utili a regolare e a prevedere, quando necessario, azioni di politica sanitaria che possano migliorare la salute della popolazione.

L’ambiente può influire indirettamente o direttamente sulla salute: può favorire la circolazione di agenti patogeni e altri fattori biologici, come ad esempio i pollini e altri allergeni, che colpiscono, quando presenti, la popolazione suscettibile ma può anche agire per mezzo di fattori non biologici, come la presenza di contaminanti chimici e fisici. In quest’ultimo caso, è più difficile determinare una relazione causa-effetto perché i segnali di malattia possono verificarsi dopo anni dall’esposizione al rischio e non sono quali mai così specifici da poter essere collegati con certezza ad un’unica fonte di rischio.

In generale, la prevenzione delle malattie di origine ambientale richiede attenzioni su tutte le politiche che modellano il territorio, utilizzano risorse primarie o immettono nell’ambiente sostanze inquinanti. La prevenzione deve porre attenzione alla salute in tutte le politiche perché si possono introdurre attenzioni alla salute anche nelle politiche urbanistiche, industriali, agricole, energetiche, dei trasporti ecc.

Tutti abbiamo in famiglia almeno un parente che, pur conducendo una vita sregolata, ha superato gli 80 anni senza gravi acciacchi. Chi non si preoccupa della propria salute (fin quando è sano!) ama chiamare in causa questi esempi negativi per giustificare delle proprie debolezze.

Non tutti sanno, invece, che oltre il 70% della mortalità è dovuta a malattie croniche non infettive, come il cancro, il diabete, l’infarto e l’ictus e che le principali cause che generano questi eventi spesso mortali sono l’alimentazione scorretta e la sedentarietà (entrambe alla base dell’obesità), il fumo, l’eccesso di alcool e l’esposizione prolungata a sostanze chimiche pericolose. Non tutti sanno che, alle condizioni attuali, circa il 25% della popolazione piemontese ha già incontrato o incontrerà un tumore nella loro vita. e che le scienze mediche, oltre ad occuparsi della clinica e della chirurgia su pazienti oncologici, hanno dimostrato che una buona parte dei tumori potrebbe essere prevenuta ed evitata adottando semplicemente uno stile di vita appropriato.

Gli esperti parlano di “stili di vita” non corretti e invitano ad abbandonare le cattive abitudini facendo cose semplici che aiutano a vivere meglio e più a lungo, come mangiare più frutta e verdura, mangiare bene senza esagerare in quantità, camminare molto, non fumare, limitare il consumo di alcool, stare il più possibile all’aria pulita, ridere ed amare senza limiti. Queste semplici regole funzionano sulle persone sane perché aiutano a prevenire le gravi malattie già citate ma sono molto efficaci anche sulle persone che si sono già ammalate perché aiutano a prevenire le recidive.

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Il contributo dell'agricoltura

La qualità dell’ambiente e dei prodotti dell’agricoltura sono due ingredienti fondamentali per cercare di mettere in atto i suggerimenti dei medici specialisti e gli agricoltori hanno un doppio ruolo: da una parte quello di usare bene e conservare le risorse primarie disponibili (acqua, terra, energia) e, dall’altra, produrre alimenti di buona qualità e non pericolosi per la salute umana ed animale.

Gli agricoltori e gli allevatori devono essere innanzitutto consapevoli del loro ruolo ed essere convinti che il futuro dell’agricoltura europea ed italiana è nel consolidamento del legame tra qualità della produzione agricolo/zootecnica, valori del cibo e sviluppo dell’agricoltura.

E’ una carta vincente per l’Europa che punta ad allargare il mercato in altri Paesi del mondo e a valorizzare le politiche di qualità e di sicurezza dei prodotti agroalimentari.

Dal concetto di cibo che non deve fare male si è passati in pochi anni ad un concetto di cibo che deve fare bene, e di alimentazione collegata alla prevenzione dei fattori di rischio delle malattie croniche non trasmissibili.

Una svolta importante, perché l’agricoltura non è più soltanto il luogo di produzione di alimenti sicuri ed adatti al consumo ma diventa un contesto di conoscenze e di esperienze utili per la salvaguardia dell’ambiente, per il miglioramento della conoscenza dei processi produttivi e delle relazioni tra diversi segmenti delle stesse filiere produttive.

Si propongono, di seguito, alcuni contesti che prevedono il coinvolgimento e la partecipazione dell’agricoltura per obiettivi di prevenzione e tutela della salute pubblica.

 

Contrasto all’antibiotico resistenza

Da qualche anno è stato lanciato un allarme internazionale per il forte aumento di batteri che un tempo erano innocui e che oggi causano infezioni che non guariscono o guariscono a fatica con la maggior parte degli antibiotici disponibili. L’antibioticoresistenza ha una lunga catena di responsabilità, a partire dalla presentazione e dal commercio dei farmaci alla loro somministrazione inappropriata, alle insufficienti norme di igiene in strutture ospedaliere o socio assistenziali, all’uso improprio o all’abuso da parte dei pazienti, all’impiego in zootecnica e nell’alimentazione animale, allo spargimento di deiezioni animali non mature e quindi contenenti batteri multiresistenti.

Il 70% degli antibiotici commercializzati in Italia entra negli allevamenti e la maggior parte di essi non viene utilizzato per curare animali che si sono ammalati ma per profilassi preventive di massa o come fattori di crescita.

La principale via di somministrazione è quella alimentare (mangimi medicati e acqua da bere) e le conseguenze sono lo sviluppo di forme batteriche resistenti agli antibiotici.

La scelta di medicalizzare gli allevamenti è sempre connessa all’incapacità o alla non volontà di agire sui fattori che predispongono alla malattia: insufficienti condizioni di sanità e di igiene dell’allevamento, carenze relative al benessere degli animali, gravi carenze organizzative.

L’uso di antibiotici negli allevamenti può essere drasticamente ridotto eliminando i trattamenti di massa e per fare questo occorre migliorare la sanità di base degli animali, proteggerli con vaccini (quando disponibili), migliorare la biosicurezza nell’allevamento, curare il benessere degli animali allevati, usare in modo appropriato e per il periodo necessario l’antibiotico più adatto a curare gli animali (non l’’intero allevamento) per la specifica malattia diagnosticata dal veterinario.

Gli allevatori devono essere consapevoli che la medicalizzazione degli allevamenti ha un costo elevato, che sta crescendo la sensibilità dei cittadini europei nei confronti della tutela del benessere animale e che il mercato si sta sempre più orientando verso prodotti “antibiotic free” (che non significa bando all’utilizzo degli antibiotici ma uso responsabile e limitato).

Allevatori e mangimisti che usano antibiotici come “strumenti di produzione” devono sapere che, per loro, l’antibiotico resistenza può essere un problema ancor più grave perché sono fortemente esposti al rischio di contrarre infezioni ad opera di germi banali diventati resistenti nell’ambiente di lavoro.

L’obiettivo di ridurre l’uso di antibiotici nell’allevamento degli animali è ambizioso ma non impossibile e gli allevatori possono contribuire in modo positivo e rilevante a contrastare l’antimicrobico resistenza con benefici per la loro salute, per il loro portafoglio e per la salute di tutti noi.

 

Uso responsabile di prodotti fitosanitari  

Anche le piante, come gli animali, si ammalano e devono essere curate ma, anche in questo caso, i farmaci devono essere utilizzati con criterio e nei casi di effettiva necessità.

La promozione di buone pratiche agricole può ridurre l’utilizzo di fitofarmaci, così come i programmi di sorveglianza e diagnosi precoce delle fitopatie e i piani di prevenzione e contrasto di specifiche malattie delle piante, ma occorre un sistema di sorveglianza e controllo che verifichi la concreta applicazione degli indirizzi tecnico scientifici ed operativi, soprattutto quando sostenuti con risorse provenienti dalla finanza pubblica.

Gli ambiti in cui far crescere la sensibilità di tutti nei confronti di questo tema sono quelli della Commissione Nazionale che autorizza l’impiego di nuovi fitofarmaci o ne prevede il bando, la Commissione del PAN (che fa capo al Ministero dell’Ambiente ma che vede la partecipazione dei Ministeri dell’Agricoltura e della Salute) e le aggregazioni territoriali (diverse da Regione a Regione) che hanno il compito di integrare le diverse politiche (Sanitarie, agricole ed ambientali).

Da tempo la Commissione Europea sollecita il nostro Paese ad adottare un Piano Nazionale integrato per l’uso responsabile dei prodotti fitosanitari e per il controlli in agricoltura, in ambiti extra agricoli e sulle produzioni agroalimentari ma ad oggi non sono ancora state assunte decisioni adeguate. Avremo una importante occasione per migliorare a partire dal 2020, con l’entrata in vigore del nuovo regolamento comunitario n.625 del 15 marzo 2017 relativo ai controlli ufficiali e alle altre attività ufficiali effettuati per garantire l’applicazione della legislazione sugli alimenti e sui mangimi, delle norme sulla salute e sul benessere degli animali, sulla sanità delle piante nonché sui prodotti fitosanitari. Bisognerà lavorare bene nel 2019 per essere pronti all’appuntamento.

 

Promozione della salute

Le aziende agricole non sono soltanto “fabbriche” ove si producono beni destinati agli animali o all’uomo. Da anni la politica agricola comunitaria, pur ribadendo il saldo legame tra investimenti pubblici e reddito della famiglia agricola, promuove la diversificazione dell’offerta di prodotti e servizi da parte delle aziende agricolo-zootecniche.

Agricoltura sociale, fattorie didattiche, promozione del turismo rurale, promozione di specifici valori del cibo sono alcuni esempi di ampliamento dell’offerta che possono rappresentare una buona occasione anche per promuovere la salute e stili di vita sani in sintonia con le raccomandazioni mediche e le evidenze epidemiologiche.

Una buona rete di imprese agricole che promuove la salute potrebbe essere una nuova sfida per il nostro Paese e per la Regione Piemonte: quale migliore contesto per promuovere qualità agroalimentare, benessere degli animali, prevenzione dei rischi sanitari, qualità del territorio, attività fisica ecc.

Agganciare politiche agricole e politiche di prevenzione sanitaria rafforzerebbe l’immagine positiva dell’agricoltura italiana e amplierebbe la possibilità di veicolare messaggi di salute con l’offerta di prodotti e di servizi di qualità. Nel Piano nazionale della prevenzione sono state inserite azioni orientate alla promozione della salute nelle scuole (Health Promotion Schools), nelle strutture sanitarie (rete HPH – Health Promoting Hospitals & Health Services), negli ambienti di vita e negli ambienti di lavoro (WPH - Workplace Health Promotion): manca invece un progetto di rete per le aziende agricole che promuovono salute che potremmo battezzare, ad esempio, rete FHP – Farm Health Promotion.

Costruire reti che comunicano messaggi positivi ai cittadini sarebbe anche una buona opportunità per contrastare posizioni ideologiche prive di evidenze scientifiche. E’ ormai opinione di molti che non servono bollini o etichette che mettono in guardia su rischi legati al consumo di specifici alimenti ma è più corretto ed efficace educare il consumatore alla consapevolezza alimentare promuovendo iniziative di sensibilizzazione e comunicazione.

Un vecchio detto cinese afferma “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”. Educare i consumatori è come insegnar loro a pescare.