L'apicoltura piemontese tra crisi e misure per il rilancio

di Gianfranco Termini - Direzione Agricoltura

 

Il settore apistico in Piemonte negli ultimi cinque anni ha avuto uno sviluppo sia in termini di alveari allevati, sia per il numero di aziende attive. Dal 2001, anno in cui si registravano 2.701 aziende con 88.276 alveari allevati si è passati nel 2018 a 5.612 aziende che conducono 18.982 apiari con 199.315 alveari: attualmente sulla base di questi dati il Piemonte è la prima regione italiana per importanza del settore.

Il numero attuale di apicoltori in Italia è di 53.626 unità con circa 1.226.679 arnie detenute. Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo mutamento della base produttiva, con una diminuzione del numero di produttori a fronte di un aumento del numero di alveari gestiti da ciascun operatore. Si sono quindi rafforzate le strutture produttive delle aziende medio-grandi e in alcuni casi si è verificato l’abbandono dell’attività da parte di coloro che non dispongo di mezzi appropriati a fronteggiare i problemi sanitari e quelli di posizionamento sul mercato del miele.

A livello nazionale, le produzioni di mieli coprono il 50% delle necessità, i consumi pro capite si attestano sui 0,4 Kg/persona per anno, molto al di sotto della media europea. Tuttavia, se si considera il valore economico dell’azione di impollinazione svolta dalle api nei confronti di colture agrarie e della flora spontanea, l’apicoltura dovrebbe essere considerata fra le più importanti attività economiche nazionali: l’apicoltura rappresenta un modello di utilizzo del territorio agricolo rispettoso dell’ambiente, con un impatto ambientale praticamente nullo ed esternalità positive, per cui questa attività può essere condotta con risultati soddisfacenti nelle zone marginali e nelle aree protette. L’ape, inoltre, è un utile indicatore dello stato di salute dell’ambiente, infatti la sua presenza è indice di una corretta gestione del territorio e rivela l’esistenza di condizioni minime di sopravvivenza anche per altre forme biologiche.

La crisi del settore

Il 2019 ha rappresentato un’altra annata negativa che ha messo a dura prova l’apicoltura regionale e nazionale. La causa è imputabile ad una forte prolungata siccità, registrata fin dall’inverno 2018 e proseguita nella primavera 2019, accompagnata da repentini abbassamenti termici e altri eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico. E’ andata male per il miele di acacia e per i raccolti primaverili, mentre le prolungate condizioni climatiche avverse hanno inciso anche sui raccolti estivi. Oltre a compromettere le produzioni, la siccità ha costretto gli apicoltori a nutrire le famiglie fin dalla primavera e in alcune zone anche in estate.

Dalla “Analisi di mercato e prime valutazioni sui danni economici per la campagna produttiva 2019” svolta da ISMEA per il settore apistico (www.ismea.it), risulta che in Piemonte “la produzione nella primavera 2019 è sostanzialmente azzerata. Alla scarsa resa delle prime fioriture primaverili è seguita la perdita totale del raccolto di robinia; la poca acacia raccolta nei rari giorni di bel tempo è stata consumata dalle ap; innumerevoli le colonie morte per fame nel mese di maggio e quelle costrette a sopravvivere grazie alla nutrizione artificiale. In alcune zone si sono verificate cospicue sciamature.”

Il programma regionale triennale e il credito di conduzione

Per far fronte a questa situazione, Regione Piemonte con D.G.R. n. 17-127 del 26 luglio 2019 in applicazione del Reg. (UE) n. 1308/2013 articolo 55 (OCM settore apistico) è intervenuta a sostegno del settore apistico regionale (aziende apistiche, associazioni di produttori e cooperative del settore) con il Programma apistico regionale triennale (2019-2022) composto da 4 aree di attività:
· Servizi di sviluppo (assistenza tecnica apistica, corsi di formazione, azioni di comunicazione);
· Valorizzazione (analisi dei prodotti dell’apicoltura);
· Ricerca;
· Investimenti (acquisto attrezzature e arnie da nomadismo).

I costi sono per il 50% a carico del FEAGA e per il restante 50% a carico del Fondo di rotazione di cui alla Legge 16 aprile 1987, n. 183 (Importo totale per l’anno 2019: 985.740,27€). A seguito della D.G.R. sono stati aperti i bandi per contributi per le aree servizi di sviluppo, valorizzazione e ricerca; mentre è scaduto il 15/11 il bando che riguarda i contributi per l’area investimenti in favore delle aziende apistiche.
Ad integrazione del Programma apistico triennale sopra citato, la Regione sta predisponendo, ai sensi della Legge regionale n. 20/1998, gli atti necessari per l’erogazione di contributi per il mantenimento del servizio di assistenza tecnica apistica in favore delle aziende e per la realizzazione di corsi di formazione per gli apicoltori (Importo totale previsto per l’anno 2019 euro 150.000,00).

Inoltre, la Regione è intervenuta nel mese di settembre con un bando specifico per il settore apistico che prevede l’accesso agevolato al credito agli apicoltori professionali che operano in Regione Piemonte riducendo l’impatto degli interessi passivi, e attivando uno specifico bando per la concessione di contributi negli interessi sui prestiti annuali contratti da imprenditori agricoli singoli od associati e da cooperative agricole ai sensi della L.R. n. 63/78 art. 50, rinnovabili per ulteriori due anni.

Le legge finanziaria nazionale e i fondi PAC

La Regione Piemonte si è attivata anche a livello nazionale per il riconoscimento della crisi del settore apistico: si tratta di un argomento già sottoposto all'attenzione del Ministro con nota del Coordinatore della Commissione Politiche Agricole del 24/07/2019. In tale occasione si chiese la deroga a quanto previsto dal d.lgs 102 al fine di risarcire i danni causati a questo settore dall'andamento climatico stagionale, del tutto eccezionale, che ha caratterizzato il 2019.

In relazione al medesimo settore sarebbe certamente necessario avere delle indicazioni circa le possibilità di utilizzo delle risorse, pari a 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, stanziate dalla legge finanziaria 2019, per la realizzazione di progetti nel settore apistico finalizzati al sostegno di produzioni e allevamenti di particolare rilievo ambientale, economico, sociale e occupazionale.
Si pone l’attenzione, inoltre, all’importanza che deve essere riconosciuta al comparto, aldilà della valenza che lo stesso assume in termini di PLV (Produzione lorda vendibile) nel panorama agroalimentare italiano: la rilevanza in termini ambientali e di salvaguardia degli ecosistemi, produttivi e non, e l’apporto positivo a favore della biodiversità è infatti incommensurabile.

Nell’ambito dei Fondi PAC quello dell’apicoltura è l’unico budget ad essere stato incrementato in termini di risorse finanziarie destinate, a dimostrazione di una concreta consapevolezza dell’importanza del settore da parte delle istituzioni unionali. Consapevolezza che è auspicabile sia dimostrata e recepita fattivamente anche nel Piano Strategico Nazionale della programmazione 2021/2027 qualunque sia il modello di governance che vedrà la luce.

E’ necessario, infine, prevedere misure straordinarie, anche attraverso il supporto ai progetti ed agli interventi messi in campo dalle Regioni e dalle Province Autonome, per combattere gli insetti alieni e in particolare la Vespa velutina, originaria del sud-est asiatico, che preda le api proprio nei pressi degli alveari, sino ad arrivare all'indebolimento se non alla distruzione delle colonie.

 

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Due domande ai rappresentanti del settore apistico piemontese

1. Qual è la vostra posizione in merito allo stato di crisi richiesto per il settore?

2. Come si potrebbe valorizzare il comparto in relazione alla sua valenza ambientale e in relazione al cambiamento climatico?

 

Aspromiele
www.aspromiele.it

1) Aspromiele sin dal mese di luglio 2019 ha avanzato la richiesta dello stato di crisi sia a livello regionale che a livello nazionale attraverso UNAAPI. Si ribadisce la necessità di intervenire con contributi diretti alle aziende mirati al sostegno dei costi straordinari sostenuti per la conduzione apistica e l’integrazione del mancato reddito conseguente alla produzione fortemente compromessa. A tal proposito si segnala l’importante iniziativa messa in atto dalla regione Friuli Venezia Giulia che con decreto n° 5844/AGFOR del 12/08/2019 ha deliberato di concedere aiuti per il rimborso delle spese sostenute nel periodo dall’1 marzo al 30 giugno 2019 per l’acquisto di prodotti adeguati all’alimentazione di soccorso delle api agli apicoltori iscritti all’Anagrafe apistica nazionale in possesso di partita IVA agricola. Si ribadisce inoltre la richiesta di avviare le procedure necessarie per il riconoscimento dello stato di calamità naturale.

2) L’importanza dell’ape come bioindicatore è conosciuta da tempo. Aspromiele è dal 2001 che porta avanti con successo progetti di biomonitoraggio. L’ape può essere utilizzata come strumento per valutare l’inquinamento ambientale sia in campo agricolo che industriale e urbano. Potrebbe altresì essere utilizzata come indicatore di impatto e di risultato per la verifica di misure agroambientali nell’ottica della sostenibilità della produzione Agricola.
In relazione al cambiamento climatico Aspromiele dal 2020 avrà in funzione la Rete di Rilevamento dati Ambientali di interesse Apistico che tutti i giorni potrà monitorare a livello regionale temperatura, umidità e variazione dei pesi degli alveari al fine di avere un dato oggettivo da utilizzare nel dialogo con le istituzioni per documentare ed evidenziare l’effetto dei cambiamenti climatici.

 

Agripiemontemiele
www.agripiemontemiele.it

1) Vista la gravissima situazione in cui versa il settore apistico, abbiamo scritto, come Associazione, una lettera alla Regione Piemonte sottolineando le difficoltà del settore: in particolare, la scarsissima produzione della stagione 2019 dovuta a cambiamenti climatici che hanno portato pioggia e freddo nel mese di maggio e siccità nei mesi estivi. A seguito di questo, vorremmo sottolineare l’enorme difficoltà della vendita del miele soprattutto all’ingrosso, nonostante la scarsissima produzione, in quanto il mercato italiano è letteralmente invaso da mieli di importazione europea ed extra europea che si caratterizzano per avere prezzi assolutamente più bassi rispetto al miele italiano, in quanto certamente in quei paesi i costi di produzione sono inferiori rispetto all’Italia. Ci chiediamo inoltre quali siano i controlli che vengono effettuati dalle autorità preposte su tutto questo miele di importazione: forse i controlli ad oggi effettuati non sono sufficienti e dovrebbero essere implementati. È indispensabile, quindi, pensare ad interventi mirati per salvare le aziende apistiche. Infatti, il lavoro degli apicoltori è così strettamente legato ai cambiamenti climatici che a nulla serve la bravura dell’apicoltore. Infatti nella lettera scritta alla Regione abbiamo chiesto che il Piemonte si faccia carico di chiedere tramite la conferenza Stato-Regioni un intervento urgentissimo al Ministero delle Politiche Agricole.

2) Indubbiamente il valore ambientale delle api e dell’apicoltura è legata all’impollinazione, senza la quale non avremmo la maggioranza delle specie vegetali e soprattutto delle colture agricole. Pertanto è indispensabile valorizzare il comparto, garantendo la sopravvivenza degli apicoltori e delle aziende apistiche. È proprio per questo motivo che abbiamo richiesto alla Regione di sensibilizzare il Ministero affinché vengano messi in atto interventi a favore del settore, che si potrebbero concretizzare con un premio annuo riconosciuto per ogni alveare allevato dagli apicoltori oppure con l’attivazione di un fondo di solidarietà nazionale. Inoltre ci teniamo a precisare che le aziende apistiche non sono assicurabili con le polizza assicurative, in quanto non esistono polizze specifiche soprattutto per la mancata produzione. Salviamo le api, ma salviamo gli apicoltori, due specie a rischio! Il testo integrale della lettera inviata alla Regione è presente sul nostro sito www.agripiemontemiele.it.

 

Piemonte Miele
www.piemontemiele.com

1) Il settore apistico rischia in questo momento di essere travolto da una crisi imprevista che ha le sue origini nella globalizzazione . L’apicoltura , che è ritenuta, a torto, un settore marginale, si trova in balia di paesi e di multinazionali che difendono interessi opposti a quello dei produttori italiani. Mai prima d’ora era successo che l’apicoltura si trovasse in una situazione così paradossale per cui, nonostante la scarsità di prodotto, i prezzi sono in netto calo e le produzioni giacciono invendute nei magazzini degli apicoltori. E’ una situazione complessa che non può essere risolta dai soli apicoltori. Per permettere all’apicoltura di avere un futuro è indispensabile l’intervento immediato delle istituzioni con provvedimenti in favore degli apicoltori e in difesa del miele italiano.

2) Il benessere delle api è indice della salute dell’ambiente e le api sono strumento indispensabile per le produzioni agricole. Riteniamo opportuno che sia riconosciuto concretamente il valore dell’apicoltura nei riguardi dell’agricoltura vincolando la concessione di contributi solo agli agricoltori realmente impegnati in pratiche agricole rispettose dell’ambiente e vantaggiose per le api. Dovranno essere privilegiate le aziende che dimostrino di aver destinato a queste delle aree adatte al loro sviluppo.