La moria dei kiwi: cause, prevenzione e difesa

di Luca Nari (1), Laura Bardi (2), Chiara Morone (3), Eligio Malusà (2), Mauro Solomita (2), Maria Dipalma (2), Carmela Anna Migliori (2), Marzia Giribaldi (2)
1 - Fondazione Agrion | 2 - CREA-Ingegneria e Trasformazioni di Torino | 3 - Settore Fitosanitario Regione Piemonte

 

Nel 2017, grazie al finanziamento della Regione Piemonte, ha preso avvio il progetto KIMOR dedicato alla “moria dell’actinidia” per meglio comprendere le cause ed individuare soluzioni pratiche e applicative alla problematica.
Gli obiettivi del progetto sono stati i seguenti:

  • Monitorare la diffusione della moria sul territorio;
  • Analizzare i fattori predisponenti e le reazioni fisiologiche delle piante;
  • Migliorare le caratteristiche del suolo e pilotare le irrigazioni in base al fabbisogno idrico effettivo;
  • Individuare soluzione pratiche e applicative.

MONITORAGGIO DELLA MORIA SUL TERRITORIO

Un’attività importante del progetto è stata dedicata al monitoraggio della diffusione della fisiopatia sul territorio. Questa attività è stata portata avanti da Agrion, di concerto con il Settore Fitosanitario, attraverso un confronto diretto con i tecnici operanti sul territorio ed aggiornando costantemente la situazione nei 3 anni di progetto.
In seguito alle prime segnalazioni del 2015, a Borgo d’Ale-Alice Castello, la fisiopatia è comparsa in provincia di Cuneo nei comuni di Saluzzo e Lagnasco diffondendosi largamente nel triennio successivo. Nel giro di 2 anni interi actinidieti sono stati distrutti. Nel 2017 pochi produttori hanno deciso per l’estirpo delle piante colpite, diversamente, nel 2018 e 2019 molti frutticoltori hanno estirpato gli impianti ormai non più remunerativi. I dati ufficiali forniti dalla Regione Piemonte (Figura 1) mostrano una riduzione di 752 ettari rispetto al 2017, da imputarsi principalmente al fenomeno della moria del kiwi.
Purtroppo, questo dato non è definitivo, ed è verosimile un’ulteriore contrazione della superficie investita ad actinidia ed il proseguimento delle operazioni di estirpo.

figura 1
 

PROVA SPERIMENTALE – NUOVO ACTINIDIETO

Materiali e metodi

Per meglio comprendere le cause che portano alla comparsa della moria del kiwi e valutare soluzioni operative e di contrasto, il progetto ha previsto l’allestimento di un apposito campo sperimentale: un nuovo actinidieto in un areale a forte rischio.
L’azienda di Giuliano Sacchetto, sita nel Comune di Saluzzo, ha dimostrato, in seguito ad un’indagine territoriale, di avere tutte le carte in regola per condurre la sperimentazione.

Nel campo sperimentale si è lavorato su differenti fronti:

  • Sistemazione del terreno: sono state realizzate apposite baulature a doppia falda per limitare fenomeni di ristagno idrico, a confronto con una parte dell’appezzamento non baulato;
  • Creazione di condizioni favorevoli agli apparati radicali mediante l’apporto di compost, inoculi microbici e minerali filtranti (zeoliti);
  • Corretto apporto idrico: sono stati installati strumenti che rilevano in continuo l’umidità del suolo (tensiometri elettronici) e permettono di definire il corretto fabbisogno idrico delle piante;
  • Nuovi portinnesti: si sono impiegate specie botaniche e varietà diverse rispetto ad Actinidia chinensis var. deliciosa per comprenderne la capacità di superare la problematica.

Nel corso della primavera 2017 l’azienda Sacchetto ha estirpato l’actinidieto già presente e colpito dalla moria, lavorato il terreno (doppia aratura), posizionato i pali di sostegno e realizzato baulature a doppia falda su 6 delle 8 file presenti (tesi baulata) mantenendo in piano le restanti 2.

Successivamente è stato aggiunto il compost attraverso lo spandiconcime aziendale nelle porzioni del frutteto interessate da questa tesi.
In data 10 maggio 2017 sono state messe a dimora le piante (cv Hayward moltiplicati per meristema), fatta esclusione per i portinnesti i quali sono stati piantati il 16 maggio 2017.
In seguito, è stato organizzato il disegno sperimentale a blocchi randomizzati che ha previsto ben 15 diverse tesi tra baulato e non baulato, l’impiego di inoculi microbici, compost, zeoliti, fitormoni (citochinine) e nuovi portinnesti il tutto a confronto con testimoni non trattati.

Risultati e discussioni

Nel corso dei 3 anni di sperimentazione sono stati eseguiti i seguenti rilievi:

1 – Rilievi biometrici (accrescimento del diametro del tronco)

A partire dal mese di aprile, con cadenza mensile, è stato valutato l’accrescimento del diametro del tronco misurato alla base delle piante. A partire dal 2018 si è manifestata una differenza tra le varie tesi baulate con il testimone non baulato-non trattato di riferimento. Nel 2019 questa differenza si è altresì accentuata e più in generale l’accrescimento del diametro del tronco sul non baulato è stato significativamente inferiore rispetto alle piante sul baulato. A fine 2019, sulle tesi non baulate, il compost ha determinato un accrescimento statisticamente significativo del tronco rispetto al testimone non baulato. Mentre il baulato+compost non ha determinato un accrescimento significativo del tronco rispetto al testimone solo baulato ma ha inciso maggiormente sullo sviluppo delle radici e della chioma grazie al maggior apporto di nutrienti.

2 – Rilievi fisiologici

Per la valutazione fisiologica il CREA-it di Torino ha effettuato rilievi in campo finalizzati ad analizzare gli scambi gassosi fogliari mediante l’analizzatore di gas in infrarosso (IRGA) Li-Cor, che consente di determinare l’attività fotosintetica (A), la conduttanza stomatica (gs), la traspirazione (E) e la concentrazione di CO2 sottostomatica (ci). Correlando i dati biometrici a quelli fisiologici della stagione 2019 è stato possibile fare alcune interessanti osservazioni:

  • Nella tesi baulato+compost l’attività fotosintetica era media, la CO2 sottostomatica bassa, la conduttanza stomatica bassa e la traspirazione alta: questi dati sono indice del fatto che la pianta non era in stato di stress né dal punto di vista dell’asfissia radicale, né dell’efficienza dell’apparato fotosintetico pertanto le condizioni rilevate sono state meno predisponenti alla comparsa della fisiopatia anche se i sintomi da moria a fine 2019 erano comunque evidenti su diverse piante;
  • Nel testimone non baulato e non trattato sono stati rilevati valori molto elevati di attività fotosintetica, conduttanza stomatica e traspirazione: si tratta della tesi in cui si è verificato presumibilmente il maggior stato di stress dell’apparato radicale dovuto a insufficiente ossigenazione, stato che, determina il passaggio da metabolismo respiratorio a metabolismo fermentativo, con un drastico calo dell’efficienza energetica e quindi un consumo di zuccheri molto più elevato. Il progressivo esaurimento dei carboidrati prodotti dalla fotosintesi e, successivamente, anche di quelli di riserva a livello radicale e l’eccessiva traspirazione porterebbero la pianta gradualmente alla morte. A fine 2019 questa tesi era completamente compromessa dalla moria. Anche l’impiego di citochinine ha dato risultati simili al testimone non baulato indicando che in fase di allevamento queste tipologie di prodotti sono da sconsigliare;
  • L’impiego di zeoliti sul baulato ha evidenziato una attività fotosintetica media, conduttanza stomatica, CO2 sottostomatica e traspirazione basse, un buon accrescimento del tronco e vegetativo. Pertanto questo trattamento sembrerebbe dare un effetto positivo per preservare lo stato fisiologico e produttivo della pianta. Ciò malgrado, il numero di piante sintomatiche era piuttosto alto. Le zeoliti sul non baulato invece non hanno avuto alcun effetto positivo.
  • Per ciò che concerne gli inoculi microbici, non si sono osservate differenze significative rispetto alla baulatura; A fine stagione la tesi con Micosat mostrava un apparato radicale ben sviluppato al pari della tesi baulato+compost.

 

3 – Andamento climatico e fabbisogno idrico

Grazie alla capannina meteo (METOS) è stato possibile registrare le temperature e precipitazioni per tutto il triennio. Diversamente dal 2017, nel biennio 18-19, le precipitazioni sono risultate decisamente più abbondanti con un accumulo finale rispettivamente di 1220 e 1191 mm di pioggia. Per quanto riguarda le temperature si segnala un flesso minimo di -5,8°C a fine gennaio 2019 ed un picco massimo di 38,9°C registrato a fine giugno 2019, periodo caratterizzato dalle temperature più elevate registrate nei tre anni.

Il monitoraggio del contenuto idrico del suolo e definizione del fabbisogno idrico delle piante è stato realizzato con tensiometri Watermark posizionati sia sul baulato sia sul non baulato a 4 diverse profondità: 10cm, 20cm, 30cm, 40cm.
Nel 2017 e 2018, confrontando gli andamenti del potenziale del suolo (cbar – vedi immagini successive) rilevato dai tensiometri è stato possibile osservare, a parità di irrigazioni, che il terreno della tesi baulata è risultato per tutta la stagione più asciutto con valori che rientrano nel range della capacità di campo (33 cbar). Sul non baulato, diversamente, per quasi tutta la stagione i tensiometri hanno rilevato valori prossimi allo zero indicanti una condizione di saturazione prolungata che sicuramente risulta più favorevole all’instaurarsi della moria del kiwi. Nel 2019 questa differenza tra le 2 sistemazioni del terreno è stata livellata dalle precipitazioni estive registrate.

4 – Rilievi fitosanitari

Nel 2017 e 2018 non sono stati rilevati sintomi ascrivibili alla moria del kiwi. Nel 2019, diversamente, sono comparsi i primi sintomi a giugno che si sono poi aggravati nel corso della stagione. La mortalità delle piante nella stagione 2019 (terzo anno di prova) è stata evidente in seguito all’ondata di caldo registrata a fine giugno e particolarmente grave a fine stagione. Nel corso dell’ultimo rilievo della stagione realizzato il 30/09/2019, il testimone non baulato-non trattato e altre tesi non baulate hanno evidenziato una mortalità delle piante attestabile tra il 25 e il 50% con la presenza di sintomi fogliari praticamente su tutte le piante. Da quest’ultimo rilievo è emerso che la tesi migliore è stata il baulato+compost con il 33,3% di piante asintomatiche ed il 66,7% con sintomi solo fogliari e nessuna pianta morta.
I sintomi da Pseudomonas syringae pv. actinidiae (essudati e macule su foglie) sono stati osservati, sia nel 2018 sia nel 2019 su diverse tesi e più significativamente sulla tesi baulato+compost laddove l’effetto concimazione del compost ha determinato una maggior spinta vegetativa e presenza di tessuti più sensibili al batterio.

5 – Portinnesti

I portinnesti saggiati sono stati:

  • D1 Vitroplant®: semenzale di Actinidia chinensis var. deliciosa, ottenuto presso Vitroplant.
  • Z1 Vitroplant®: ibrido di Actinidia deliciosa per Actinidia arguta ottenuto alla Vitroplant.

Le piante sono state messe a dimora sia sul baulato sia sul non baulato nel maggio 2017 e il 16 giugno 2018 è stato eseguito l’innesto (Hayward).
In seguito all’inverno 2017-18, il portinnesto Z1 si è mostrato vitale mentre il D1, causa batteriosi da Psa, è andato in buona parte perso. In seguito all’innesto del giugno 2018 lo Z1 ha continuato a dare ottimi riscontri e a fine sperimentazioni le piante erano vitali. Tali osservazioni sono tuttavia ancora premature e andranno confermate in future sperimentazioni che valutino altresì l’influenza del portinnesto sulla capacità e qualità produttiva.

CONCLUSIONI

Al termine del progetto KIMOR è stato possibile trarre alcune prime indicazioni che tuttavia necessiterebbero di ulteriore conferma:

  • La baulatura è indispensabile per ridurre il rischio di moria anche se non risolutiva. Le condizioni del suolo sulla baulatura sono risultate migliori grazie allo sgrondo delle acque favorito dalla sistemazione del terreno;
  • Dei trattamenti testati hanno prodotti risultati interessanti il compostaggio e le zeoliti, ma nessun trattamento ha permesso di impedire la comparsa di sintomi di moria;
  • Il monitoraggio del suolo con i tensiometri ha permesso di pilotare al meglio le irrigazioni e dimostrare come sul non baulato l’umidità del suolo risulti significativamente più elevata per tutta la stagione determinando condizioni di asfissia più favorevoli alla moria;
  • Il portinnesto Z1 si è dimostrato promettente e andrà seguito in ulteriori sperimentazioni che ne confermino la validità.

 

RINGRAZIAMENTI

Si ringrazia l’azienda di Sacchetto Giuliano&figli per la disponibilità dimostrata nel corso della sperimentazioni e le società che hanno messo a disposizione i materiali necessari: Miretti Vivai (materiale vivaistico), Righi Vivai (nuovi portinnesti), METOS (Capannina meteo e tensiometri), BAL.CO (Zeoliti), ACEA di Pinerolo (Compost), CCS AOSTA (Micosat), GREENRAVENNA (Ekoprop, Proradix).