Enoteche e distretti del cibo per la valorizzazione del territorio

 

di Daniela Scarzello - Regione Piemonte, Direzione Agricoltura e cibo (Enoteche) e Roberto Boetti, Silvia Bottaro - Regione Piemonte, Direzione Agricoltura e cibo (Distretti)

Le 15 enoteche regionali

Il Piemonte è una delle regioni italiane con la produzione di vino qualitativamente più ricca, dove il vino è cultura, tradizione e innovazione ma soprattutto i vini piemontesi sono la massima espressione della varietà del territorio piemontese. In questi luoghi straordinari ad alta vocazione viticola e valenza paesaggistica sono presenti ben 15 Enoteche Regionali promosse dalla Regione Piemonte grazie alla legge regionale 37/1980, che hanno sede presso castelli e dimore storiche e svolgono una intensa attività di promozione e valorizzazione dei vini di qualità e dei relativi territori, costituendo una vetrina espositiva delle eccellenze vinicole ed agroalimentari della propria zona, organizzando e compartecipando a centinaia di manifestazioni e iniziative promozionali e svolgendo una preziosa funzione di accoglienza e di informazione dei turisti.

Le Enoteche regionali non hanno fini di lucro, sono costituite da enti pubblici e da produttori associati, svolgono attività di valorizzazione del sistema delle Denominazioni di Origine, di conservazione, tutela e valorizzazione della vitivinicoltura e dei territori, anche in termini di storia, tradizioni, cultura, paesaggio agrario e rurale, enogastronomia, oltre a diventare negli anni punti promozione del turismo rurale con ricadute sull’economia della zona.

Le Enoteche regionali riconosciute dalla Regione Piemonte:

  • Enoteca Regionale Acqui “Terme e vino” con sede ad Acqui Terme (AL) presso l’antico Palazzo Robellini
  • Enoteca Regionale del Barbaresco con sede a Barbaresco (CN) nell’ex Confraternita di San Donato.
  • Enoteca Regionale del Barolo con sede a Barolo (CN) nelle cantine marchionali del Castello Comunale, dove dal 2010 è stato inaugurato anche il Wi.Mu. Museo del Vino.
  • Enoteca Regionale di Canelli e dell’Astesana con sede a Canelli (AT), la città dello spumante per eccellenza.
  • Enoteca Regionale Piemontese Cavour con sede a Grinzane Cavour (CN) nel prestigioso castello Patrimonio Mondiale dell’Umanità – UNESCO insieme ai “Paesaggi vitivinicoli del Piemonte Langhe, Roero e Monferrato”.
  • Enoteca Regionale Colline Alfieri con sede a San Damiano d’Asti (AT).
  • Enoteca Regionale delle Colline del Moscato con sede a Mango (CN) nel prestigioso castello medioevale attualmente in restauro e temporaneamente chiuso.
  • Enoteca Regionale di Gattinara e delle Terre del Nebbiolo con sede a Gattinara (VC).
  • Enoteca Regionale del Monferrato con sede a Casale Monferrato (AL).
  • Enoteca Regionale di Nizza Monferrato con sede a Nizza Monferrato (AT).
  • Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato con sede a Ovada (AL) presso il Palazzo Comunale.
  • Associazione Enoteca Regionale del Roero con sede a Canale (CN) presso l’ex-Asilo Infantile “Regina Margherita”.
  • Enoteca Regionale del Biellese e della Serra con sede, attualmente, nel comune di Lessona (BI) presso un edificio storico.
  • Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino con sede a Caluso (TO) presso il prestigioso Palazzo Valperga di Masino.
  • Enoteca Regionale dell’Albugnano, ultima arrivata, con sede ad Albugnano (AT).

Le strade del vino e del cibo

Il Piemonte vanta anche il riconoscimento di ben 5 Strade del vino e del cibo, che sono diventate negli anni importanti strumenti di valorizzazione dei territori, delle produzioni viticole e agroalimentari, del paesaggio agrario e rurale e della tradizionale gastronomia locale trasformando il patrimonio enogastronomico del territorio in offerta turistica.
Le strade del vino e del cibo - secondo la legge 27 luglio 1999 n. 268 (Disciplina delle strade del vino) - sono percorsi segnalati e pubblicizzati, lungo i quali insistono valori naturali, culturali e ambientali, vigneti, aziende vitivinicole e agroalimentari di qualità, aperte al pubblico nonché strutture ricettive, turistiche o di somministrazione. Le Strade promosse dalla Regione Piemonte grazie alla legge regionale 37/1980, in conformità alla normativa statale, sono le seguenti:

  • Strada del Vino e dei Sapori dei Colli Tortonesi, Terre Derthona
    Una strada che unisce un territorio affascinante come il tortonese, posto al crocevia di quattro regioni, include una porzione dell’Appennino ligure compresa nelle province di Alessandria, Genova, Pavia, Piacenza, i Consorzi e le Associazioni interessati alla protezione del territorio, riconoscimento e garanzia della qualità dei prodotti e importante veicolo di comunicazione.
    https://www.terrederthona.it/
  • Strada del Barolo e Grandi Vini di Langa
    L’associazione “Strada del Barolo e dei grandi vini di Langa” nasce nel 2006 con lo scopo di valorizzare, promuovere e animare il territorio dove nascono i pregiati vini di Langa e dove sono radicate le tradizioni enogastronomiche tipiche che hanno reso questo territorio unico al mondo: sono quasi cento i soci che insieme collaborano per offrire al turista qualità ed emozioni.
    https://www.stradadelbarolo.it/
  • Strada del Riso Vercellese di Qualità
    Una strada che unisce tutte le eccellenze del territorio del Vercellese, promuovendo il riso e il suo affascinante patrimonio di comunità.
    https://www.stradadelrisovercellese.it/
  • Strada del Vino Astesana
    E’ il nome storico di un territorio specializzato nella produzione di vini, spumanti, grappe e dotato di una solida tradizione gastronomica.
    http://www.astesana-stradadelvino.it/
  • Strada Reale dei Vini Torinesi
    La strada si propone di unire tutte le eccellenze del territorio torinese, Torino e collina torinese, Canavese, Val Susa e Pinerolese.
    http://www.stradarealevinitorinesi.it/

Una nuova opportunità dalla legge quadro

Le Enoteche regionali e le Strade del vino e del cibo diventeranno i punti di riferimento delle attività promozionali da realizzare sul territorio grazie all’attuazione della legge regionale 22 gennaio 2019, n.1.
Si è rilevato in questi anni che le attività di valorizzazione dei nostri vini e delle eccellenze agroalimentari regionali sono spesso svolte da una moltitudine di soggetti in modo scoordinato e talvolta in concorrenza o in sovrapposizione tra di loro; pertanto si rileva l’urgenza di mettere in atto politiche regionali che stimolino il coordinamento delle azioni promozionali che i vari soggetti realizzano al fine di aumentarne l’efficacia, evitare la dispersione di risorse e nel contempo stimolare le attività promozionali in aree attualmente poco attive.

Con l’attivazione della legge regionale 22 gennaio 2019, n.1 (Riordino delle norme in materia di agricoltura e di sviluppo rurale), in particolare l’articolo 42, si vuole progettare una nuova disciplina del sistema delle Enoteche regionali, Botteghe del vino e Strade del vino e del cibo, con l’obiettivo di stimolare il coordinamento delle attività promozionali da realizzare sul territorio, individuando nelle Enoteche regionali e nelle Strade del vino e del cibo del Piemonte i soggetti di maggior rilevanza per una attività di pormozione a 360 gradi e punto di riferimento turistico dell’intera area.

I punti fondamentali della nuova disciplina, sono principalmente:

  1. l’individuazione all’interno del territorio della Regione Piemonte di otto ambiti territoriali di attività delle Enoteche, caratterizzati da vocazioni viticole e denominazioni di origine prevalenti: 1) Langhe e Roero; 2) Monferrato; 3) Monferrato e Torinese; 4) Alto Piemonte; 5) Doglianese e Alta Langa cuneese; 6) Terre Derthona e Gavi; 7) Saluzzese e Pinerolese; 8) Verbano, Cusio, Ossola.
    I primi quatto ambiti territoriali comprendono le aree di azione delle 15 Enoteche regionali attualmente riconosciute. Tale impostazione, condivisa con tutto il sistema delle Enoteche, permetterà di coordinare la moltitudine di soggetti e di azioni attualmente svolte su aree specifiche, e permetterà di stimolare il coordinamento e l’attività promozionale in territori che sono ancora privi di Enoteche.
  2. le Enoteche regionali dovranno promuovere non solo i vini di qualità del proprio territorio ma anche i prodotti agroalimentari di qualità, i prodotti biologici e i prodotti tipici, la gastronomia nonché il paesaggio rurale le eccellenze naturalistiche, artistiche e culturali e lo sviluppo del turismo rurale ed enogastronomico.
  3. le Enoteche regionali, coordinandosi con le Strade del vino e del cibo, diventeranno il punto di riferimento della programmazione delle attività promozionali all’interno dei propri ambiti territoriali e coinvolgeranno inoltre i Consorzi di tutela dei vini e dei prodotti agroalimentari, i Consorzi di valorizzazione dei prodotti tipici, le associazioni di produttori nonché i Distretti del cibo, gli ecomusei e i musei etnografici riconosciuti e i soggetti interessati alla valorizzazione del paesaggio e delle sue eccellenze naturalistiche, artistiche e culturali;
  4. le Enoteche regionali coinvolgeranno inoltre le Botteghe del vino regionali che operano nello stesso ambito territoriale condividendo e indirizzando la loro attività al fine di trasformarle in bracci operativi sul territorio.

Ulteriore elemento innovativo della nuova disciplina è la previsione di strumenti di organizzazione del sistema delle Enoteche regionali e delle Strade del vino e del cibo prevedendo:

  • la costituzione di un organismo che raggruppa tutte le Enoteche regionali del Piemonte con l’obiettivo di definire indirizzi generali e sviluppare progetti di valorizzazione del sistema nel suo complesso da realizzare a livello regionale, nazionale o internazionale;
  • la costituzione della “Federazione delle strade del vino e dei sapori piemontesi” che ha il compito di coordinare e indirizzare l’attività delle Strade del vino e del cibo per attività promozionali congiunte sul territorio regionale e nazionale.

Infine L’art. 42 prevede forme di promozione e sovvenzione delle Enoteche regionali, delle Botteghe del vino e delle Strade del vino e del cibo sostenendo e concedendo sovvenzioni, attraverso il Programma regionale degli Interventi, di cui all’articolo 6 della l.r. n.1/2019, oppure attraverso fondi comunitari o nazionali anche in regime di aiuti di Stato.

I Distretti del cibo

Uno dei primi provvedimenti di attuazione della legge con cui la Regione Piemonte ha voluto dare un quadro normativo omogeneo e strutturato alle norme in materia di agricoltura e di sviluppo rurale (la legge n. 1 del 2019) riguarda i Distretti del cibo. Il regolamento è stato approvato dalla Giunta regionale nella seduta del 13 novembre 2020, su proposta dell’Assessore Marco Protopapa, ed è destinato a individuare e disciplinare i distretti del cibo.
La legge regionale n. 1/2019, nel mettere mano al riordino del corpus normativo in materia di agricoltura e sviluppo rurale, si è prefissata, da una parte, di aggiornare norme ormai obsolete, non più rispondenti alle logiche attuali o divenute incompatibili con gli orientamenti comunitari; dall’altra di operare una semplificazione normativa attraverso la delegificazione, ossia lo spostamento della disciplina di alcune materie dal livello legislativo a quello regolamentare, ritenuto più utile nella normazione di specifici aspetti tecnici o di dettaglio.
E’ in questo contesto che l’art. 43 della legge n. 1/2019 ha previsto che la disciplina per l’individuazione e il riconoscimento dei Distretti del cibo fosse adottata, diversamente dal passato, con un regolamento approvato dalla Giunta regionale, sentito il parere della Commissione consiliare competente in tema di agricoltura. Con l’approvazione del regolamento - che entrerà in vigore in seguito alla sua emanazione da parte del Presidente della Giunta - sarà dunque definitivamente abrogata la legge regionale n. 29/2008 (Individuazione, istituzione e disciplina dei distretti rurali e dei distretti agroalimentari di qualità) che aveva sin qui disciplinato la materia.

Il Distretto come motore di sviluppo

Con il nuovo regolamento è stato dunque rivisto e semplificato il quadro normativo per la costituzione e il funzionamento dei distretti, affidando maggiore autonomia ai soggetti interessati, sia nella scelta della forma giuridica da adottare (tra quelle previste dal codice civile), sia nel modello di governance ritenuto più opportuno per la gestione dell’ente, fatti salvi i principi della libera partecipazione, della rappresentatività e della trasparenza.
Con i distretti del cibo la Regione si propone dunque di valorizzare, nella scia della legge di Orientamento e modernizzazione del settore agricolo (art. 13 del decreto legislativo n. 228/2001, modificato con la legge finanziaria per l’anno 2018) quei sistemi economici locali caratterizzati da una forte connessione tra la produzione agricola e le altre attività economiche, attraverso un sistema di relazioni tra attori pubblici e privati, interessati a definire forme di governance condivise per uno sviluppo locale sostenibile.

Ciò nasce dalla consapevolezza che, laddove le imprese, le forze sociali e le istituzioni pubbliche (enti locali, università, enti di ricerca, ecc.) collaborano fattivamente al raggiungimento di un comune obiettivo, si generano “economie esterne”, sia materiali (logistica, trasporti, ecc.), sia immateriali (valori, saperi, conoscenze), in grado di migliorare l’efficienza delle imprese stesse e generare ricadute positive per tutto il sistema produttivo. Inoltre la collaborazione tra le imprese del territorio, che - giova ricordarlo - in ambito agricolo sono rappresentate quasi esclusivamente da micro, piccole e medie imprese (PMI), consente di sviluppare progetti comuni quali, ad esempio, l’introduzione di innovazione nei processi produttivi o la promozione all’estero dei prodotti del distretto, ambiti nei quali le PMI scontano storici ritardi dovuti alle loro ridotte dimensioni e alle loro limitate capacità economico finanziarie.

L’auspicio è dunque che i Distretti del cibo possano divenire, oltreché protagonisti dello sviluppo economico e sociale dei territori, interlocutori affidabili dell’Amministrazione nella programmazione agricola regionale a partire dalla elaborazione del prossimo PSR.
Occorre infine rimarcare che nella stesura del regolamento sui Distretti del cibo la Regione ha tenuto conto dei numerosi suggerimenti forniti in sede di consultazione pubblica da parte delle organizzazioni di rappresentanza delle imprese agricole e agroindustriali, nonché del prezioso contributo fornito dal Consiglio delle autonomie locali (CAL) che si è fatto portavoce delle istanze dei comuni, delle province e della città metropolitana di Torino.

Il nuovo Regolamento

Di seguito vengono illustrati sinteticamente i contenuti più significativi del nuovo regolamento regionale sui Distretti del cibo.

Finalità

I distretti del cibo promuovono lo sviluppo territoriale, la coesione e l'inclusione sociale, favorendo l'integrazione di attività caratterizzate da prossimità territoriale, al fine di valorizzare le produzioni agroalimentari ed il paesaggio rurale del Piemonte e coniugare le attività economiche del territorio con la cultura, la storia, la tradizione e l'offerta turistica locale. Inoltre garantiscono la sicurezza alimentare diminuendo l'impatto ambientale delle produzioni, riducendo lo spreco alimentare, salvaguardando il territorio e il paesaggio rurale attraverso le attività agricole e agroalimentari e contribuiscono ad un'equa distribuzione del valore aggiunto tra i soggetti della filiera.

Cosa Individuano

I distretti individuano sistemi produttivi locali, caratterizzati da una specifica identità storica e territoriale omogenea derivante dall'integrazione fra attività agricole e altre attività imprenditoriali, in coerenza con le tradizioni dei luoghi. Il substrato costitutivo è caratterizzato dalla presenza di enti pubblici, istituzioni ed imprese, la cui cooperazione è in grado di accrescere la competitività delle imprese stesse attraverso la riduzione dei costi e l’innovazione.

Come si costituiscono

I distretti vengono costituiti mediante un accordo tra soggetti pubblici e privati che operano in modo integrato nel sistema produttivo locale. Il territorio del distretto deve comprendere almeno cinque comuni contigui.

Come funzionano

Fulcro del funzionamento del distretto è il Piano di Distretto che ha durata triennale e prevede la stesura di una dettagliata relazione contenente la descrizione dei metodi di analisi dei bisogni del territorio e dei criteri che hanno portato alla delimitazione territoriale del distretto stesso ed alla sua costituzione.

Il Piano di Distretto

Il Piano di distretto deve prevedere: l’analisi dell’impatto atteso del distretto sugli aspetti geografici, socioeconomici, ambientali e culturali del territorio con l’individuazione dei punti di forza e di debolezza e le opportunità ed i rischi nello sviluppo del territorio; la correlazione delle azioni previste con le finalità dell’accordo; il ruolo dei soggetti aderenti e la descrizione delle azioni che si intende realizzare; l’indicazione delle attività di animazione locale, i risultati attesi e il cronoprogramma di massima delle azioni che verranno poste in essere.

Il riconoscimento del Distretto

La Regione ha tempo 180 giorni per emanare il provvedimento di riconoscimento del distretto dal giorno di ricevimento dell’istanza. La Regione provvede a comunicare la costituzione dei nuovi distretti al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, entro trenta giorni dal loro riconoscimento, affinché siano iscritti nel Registro nazionale dei distretti del cibo.

Norma finale

I distretti agroalimentari di qualità già riconosciuti dalla Regione vengono riconosciuti quali Distretti del cibo qualora si adeguino ai requisiti previsti dal nuovo Regolamento, entro 6 mesi dalla sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale dandone comunicazione alla struttura regionale competente, ovvero il Settore “Strutture delle imprese agricole e agroindustriali ed energia rinnovabile” a cui gli interessati si possono rivolgere per informazioni e chiarimenti.