L’agricoltura per la tutela delle acque: le fasce tampone

Elena Anselmetti – Regione Piemonte, Direzione Ambiente. Hanno collaborato Lorenzo Camoriano (Direz. Opere pubbliche, Montagna) e Giovanni Scanabissi (Direz. Agricoltura)

 

Nel bacino del fiume Po, se non cambiano le attuali condizioni, alcuni corsi d’acqua non raggiungeranno nel 2021 l’obiettivo di qualità previsto dalla normativa europea, a causa di impatti da fonte agricola quali l’eccesso di nutrienti (azoto e fosforo) e la contaminazione da prodotti fitosanitari. Nell’ambito del Piano di Gestione del Distretto idrografico del fiume Po (PdG Po 2015), adottato il 17 dicembre 2015 con deliberazione n° 1 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Po e approvato in via definitiva nel 2016, tra le misure per la tutela delle acque superficiali, con particolare riguardo alla mitigazione degli impatti correlati alle attività agricole, è prevista la costituzione di fasce tampone multifunzionali (codice misura KTM02-P2-a009 “Realizzazione di fasce tampone/ecosistemi filtro lungo il reticolo naturale ed artificiale di pianura”).

Questa misura prevede la realizzazione e la gestione di fasce di rispetto inerbite e/o arborate, di dimensione variabile, lungo i corsi d’acqua interessati, con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento diffuso dei corsi d’acqua generato dal ruscellamento superficiale o sottosuperficiale o dalla deriva di nutrienti derivanti dall’uso di fertilizzanti, di effluenti zootecnici e di digestati, nonché di prodotti fitosanitari.
La misura è obbligatoria per i soli corpi idrici superficiali che non raggiungono l’obiettivo ecologico “Buono”, come richiesto dalla Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE (WFD). Sulla base del corposo quadro conoscitivo ambientale elaborato a supporto del PdG Po 2015 (costituito dall’analisi delle pressioni e dai risultati del monitoraggio delle acque effettuati dall’ARPA), in Piemonte sono stati individuati 81 i corpi idrici (c.i.) superficiali per i quali è prevista la realizzazione delle fasce tampone multifunzionali.

 

Cosa sono i corpi idrici

Ai sensi della Direttiva WFD i corsi d’acqua superficiali – fiumi, torrenti, canali - sono stati suddivisi in tratti con caratteristiche omogenee relativamente agli aspetti fisici (pendenza, larghezza, substrato, altitudine, meteorologia), alle pressioni esistenti (urbanizzazione del territorio, presenza di impianti idroelettrici, di prelievi ad uso irriguo, di attività industriali, di attività agricola), alla qualità dell’acqua (dati del monitoraggio ambientale regionale rilevati da Arpa Piemonte).
Per fare alcuni esempi relativi alla nostra regione, il fiume Po è stato suddiviso in 12 c.i., il torrente Agogna in 5 corpi idrici (c.i.), il torrente Chisola in 3 c.i.. Ogni canale corrisponde ad un unico c.i..
Questi 81 c.i. ricadono nelle seguenti province: Asti (14%), Alessandria (24%), Biella (3%), Cuneo (12%), Novara (9%), Torino (39%), Vercelli (9%), e interessano complessivamente 1.321 km lineari. Poiché la fascia tampone deve interessare entrambe le sponde del corpo idrico individuato, per una larghezza minima di obbligatoria applicazione di 5 m, la superficie complessiva sulla quale è necessaria la costituzione delle fasce tampone è pari a 13.210.000,00 m2, oppure 1.321 ettari.

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La funzione delle fasce

La misura, funzionale a ridurre l’apporto nelle acque superficiali dei nutrienti e dei prodotti fitosanitari, supera la semplice idea di fascia di rispetto non trattata contigua al corpo idrico da tutelare, prevedendo la realizzazione di fasce di rispetto inerbite e/o arborate, di dimensione variabile, comunque di almeno 5 m di ampiezza, lungo i corsi d’acqua interessati e la loro conseguente gestione. La necessaria e opportuna gestione di tali fasce tampone è volta a garantire lo sviluppo di comunità vegetali complesse, idonee a migliorare la biodiversità del sistema agro-ambientale, che all’interno del paesaggio agrario determinano la costituzione di vere e proprie aree semi naturali, con funzioni ecosistemiche.
Una fascia tampone, sia essa erbacea oppure arbusita/arborea, articolata nella sua composizione e gestita al fine di mantenere una ricchezza specifica può determinare una maggiore ricchezza di specie anche negli appezzamenti adiacenti, se coltivati ad esempio ad erba medica, per l’effetto sinergico che si instaura a favore dell’entomofauna utile.
La Regione Piemonte sta predisponendo dei documenti tecnici al fine di rendere più semplice la scelta della tipologia di fascia tampone, la metodologia per la sua costituzione nonchè per la gestione.

 

Aree risicole

Laddove non sia possibile la realizzazione di tali fasce tampone multifunzionali, come ad esempio lungo alcuni tratti dei 19 corpi idrici ricadenti nell’area a vocazione risicola piemontese, che si estendono per una lunghezza totale pari a 342 km, è possibile ottenere analoghi risultati di riduzione dell’inquinamento sostituendo il diserbo chimico degli argini delle camere di risaia con metodi alternativi, come ad esempio quelli meccanici o fisici. In questo modo non si rende necessario modificare l’assetto delle camere di risaia esistenti.
Questa pratica è già adottata da quei risicoltori consapevoli che un riso di qualità si produce in un agroecosistema risicolo ambientalmente sostenibile.
Questi corpi idrici rappresentano la totalità di quelli sottoposti a misura nelle province di Novara a Vercelli, mentre riguardano marginalmente alcuni c.i. ricadenti in provincia di Alessandria.
Nei soli casi in cui si debbano attivare, per altri motivi, iniziative di riordino fondiario, si raccomanda ove possibile la realizzazione di nuove strade poderali o interpoderali lungo i canali, in modo da estendere necessariamente l’area di rispetto non trattata. Nei casi di manutenzione ordinaria e straordinaria dei canali artificiali, non è consentita una semplice impermeabilizzazione delle sponde e del fondo, ma è necessario ricorrere a interventi di ingegneria naturalistica per il rivestimento degli stessi.
La localizzazione dei corpi idrici interessati da questa misura è consultabile tramite il servizio GeoPortale Piemonte.

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Come adeguarsi con il PSR

La realizzazione obbligatoria delle fasce tampone è da applicarsi entro il 2021. A tal fine saranno predisposte apposite disposizioni attuative per rendere operativa la misura entro quella data sul territorio regionale.
In ogni caso, è già oggi possibile aderire ad alcune misure del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 (Operazione 10.1.4 – azione 3; Operazione 4.4.1; Operazione 8.1.1) che consentono, con finanziamenti dedicati che arrivano anche fino al 100% della spesa, di realizzare e poi di gestire le fasce, accompagnando così, dal punto di vista tecnico ed economico, le aziende nel loro percorso di adeguamento, per un’agricoltura sempre più sostenibile e rispettosa dell’ambiente in cui opera.
E’ auspicabile che queste iniziative, volte a migliorare l’ambiente attraverso fondamentali servizi ecosistemici, siano attuate non soltanto nelle aziende ricadenti lungo gli 81 corpi idrici e, in queste ultime, anche ai margini di appezzamenti non contigui ai corsi d'acqua.