Dentro la Legge 1/2019: Acqua, una risorsa vitale

A cura di Giuseppe Compagnone, Paolo Cumino – Regione Piemonte, Direzione Agricoltura

 

L’acqua è un fattore determinante nella conservazione della fertilità e della produttività dei suoli. La rete infrastrutturale irrigua oggi disponibile in Piemonte è il risultato del lavoro e degli investimenti realizzati nel corso di centinaia di anni, il cui principale (e storico) esempio è il canale Cavour, un’opera di 83 km costruita tra il 1863 ed il 1866. Alcuni numeri per comprendere l’entità di questa rete:

  • 8.231 km di canali;
  • 885 km di condotte;
  • 420 grandi derivazioni irrigue con prelievi > 100 l/sec (di cui 143 sopra i 500 l/s);
  • 1.270 piccoli prelievi attivi da acque superficiali, con concessioni < 100 l/s;
  • 18 invasi

Si conferma la strategia dei comprensori

Il nuovo Testo Unico dell’agricoltura conferma e rafforza la strategia regionale in materia di irrigazione e bonifica introdotta con la legge regionale 9 agosto 1999, n. 21: in particolare si confermano gli ambiti territoriali riconosciuti dalla Regione, nei quali si esercitano le attività di bonifica ed irrigazione collettiva (articolo 58 della legge) ovvero i comprensori di bonifica, i comprensori di irrigazione, i comprensori interregionali.

Come riportato nella cartina, i comprensori irrigui oggi individuati sono 36, di cui uno in corrispondenza dell’unico consorzio di bonifica piemontese (Baraggia) e un altro caratterizzato da un comprensorio interregionale che interessa oltre il Piemonte anche la Lombardia (Est Sesia). Questi comprensori (articolo 60 della legge) costituiscono al momento il riferimento ottimale per la gestione coordinata della risorsa idrica irrigua e mirano a favorire un utilizzo efficace e sostenibile dell’acqua garantendo la più ampia ricaduta possibile sulle aziende agricole. I canali sono oggi utilizzati esclusivamente per l’irrigazione oppure per un uso multiplo (irrigazione e bonifica e/o produzione di energia idroelettrica). La maggior parte delle fonti di approvvigionamento è garantita da prese dirette dai fiumi e dai loro affluenti e, in misura minore, da acque sotterranee attraverso la captazione di acqua di falda tramite pozzi.

Il Piemonte, pur essendo una terra ricca di acque, si caratterizza per una disponibilità non omogenea della risorsa, sia sotto il profilo della quantità che della tipologia di origine e disponibilità (superficiale, sotterranea, stagionalità, ecc.). L’agricoltura della regione si è quindi adattata a tali diverse situazioni differenziandosi ed individuando le colture più vocate ai diversi territori: da questo deriva l’importanza di ambiti territoriali omogenei sotto il profilo idrografico e funzionale in relazione all’esigenza di coordinamento delle utenze, di organicità degli interventi, di unitarietà delle fonti e delle reti di adduzione collettive, individuando strumenti di decisione democratica per programmare e gestire in modo condiviso questa fondamentale risorsa.

 
cartina comprensori irrigui
I 36 comprensori irrigui del Piemonte

Una rete con forti investimenti pubblici

La rete irrigua del Piemonte è il risultato di ingentissimi investimenti realizzati in buona parte tra l’inizio del 1700 e la fine del 1800, i cui costi sono stati sostenuti per gli schemi irrigui collettivi in buona parte dalla finanza pubblica, in presenza di regole e politiche maturate in un contesto molto diverso da quello attuale. Se fossero quantificati gli investimenti della rete irrigua collettiva, considerando i costi di ricostruzione al nuovo delle reti, degli invasi e delle opere di presa esistenti, il costo di infrastrutturazione sarebbe enorme, tenendo conto che i nuovi progetti per la raccolta e distribuzione dell’acqua si aggirano tra i 20 ed i 35 euro per metro cubo.

Proprio la consapevolezza del ruolo assunto dai tanti soggetti operanti nella complessa gestione di questo patrimonio infrastrutturale ha portato ad inserire nella nuova legge la precisazione che ai consorzi di bonifica e agli enti irrigui siano riconosciute le prerogative previste all’articolo 166 del D.Lgs. 152/2006: qualsiasi soggetto non associato ad essi, che utilizzi canali consortili o acque irrigue come recapito di scarichi, anche se depurati e compatibili con l'uso irriguo, provenienti da insediamenti di qualsiasi natura, deve contribuire alle spese sostenute dal consorzio, tenendo conto della portata di acqua scaricata.

I prossimi regolamenti

La Giunta regionale, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del nuovo Testo Unico dell’agricoltura, dovrà definire specifici regolamenti relativi alle funzioni degli enti irrigui riconosciuti, alle modalità di riordino e di costituzione; alla gestione e concessione dei canali e delle opere irrigue; alle modalità di vigilanza e controllo; agli obblighi in materia di pubblicità e trasparenza; alle modalità di rilascio di concessioni, licenze e permessi.

Si segnala inoltre l’articolo 73 (Finanziamenti regionali per l'irrigazione) che prevede la possibilità da parte della Regione di concedere contributi in conto capitale a favore dei consorzi di bonifica e degli enti irrigui, individuati come gestori di comprensorio di canali o di opere appartenenti al demanio o al patrimonio della Regione, per la ricerca, la raccolta e la distribuzione delle acque a scopo irriguo, per l'acquisto di attrezzature software, per la realizzazione o la sistemazione di invasi artificiali, anche se destinati unicamente all'acquacoltura e per le sistemazioni idraulico-agrarie del suolo, nonché per il riordino irriguo, contributi di anticipazione per le spese di progettazione per la creazione di un parco progetti da presentare al finanziamento di programmi europei e statali.

Cambiamenti del clima e prevenzione

Da quanto sopra emerge la centralità attribuita ai 36 comprensori irrigui individuati con deliberazione di Consiglio regionale a partire dal 2002, gestiti da altrettanti Enti irrigui riconosciuti ai sensi del nuovo art. 65, comma 2, che consente di razionalizzare e concentrare le attività irrigue di circa 800 organismi irrigui elementari.

Un elemento di grande novità rispetto all’impianto della precedente norma si può riscontrare nella volontà di definire uno stretto legame fra pratica irrigua, efficace gestione della risorsa idrica attraverso la migliore organizzazione delle reti e sicurezza idraulica del territorio rurale ed urbano. Tale legame, auspicato in passato, oggi è diventato ineludibile data l’esigenza di far fronte ai cambiamenti climatici che portano sempre più all’alternarsi di periodi siccitosi e fenomeni meteorici estremi, rispetto ai quali anche i consorzi di bonifica e gli enti irrigui possono concorrere a favorire la resilienza e la conservazione dell’ambiente.

In tale ottica si colloca la possibilità prevista all’art. 57, comma 2, di prevedere intese e convenzioni tra consorzi di bonifica, enti irrigui ed enti locali per la realizzazione di azioni di comune interesse, rientranti nell'ambito delle rispettive finalità istituzionali ovvero la piena partecipazione ai consorzi di secondo grado di cui all’art. 70, comma 1, da parte degli enti pubblici e privati ed altri soggetti interessati alla realizzazione ed alla gestione di opere di bonifica.

 

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