Acqua: risorsa per l'agricoltura, bene comune per tutti

Di Giuseppe Compagnone, Regione Piemonte - Direzione Agricoltura
Si ringraziano Franco Antonio Olivero, Alessandro Angeletti, Luciano Varetto

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, il 22 marzo 2018, nel corso di un convegno organizzato a Torino dall’Associazione Idrotecnica Italiana, il Settore Infrastrutture, territorio rurale e calamità naturali in agricoltura della Regione Piemonte ha curato un intervento che riassume la situazione dei gravi eventi di siccità verificatisi negli ultimi anni, tracciando un quadro delle conseguenze e delle possibili azioni correttive.
Come noto, “la primavera 2017 in Piemonte è risultata la terza più calda nella distribuzione storica delle ultime 60 stagioni primaverili, con un’anomalia positiva di 2.6°C nei confronti della norma del periodo 1971-2000. Inoltre ha avuto le temperature massime più elevate dell’intera serie storica. Per le precipitazioni la stagione primaverile 2017 è stata la ventiduesima più secca degli ultimi 59 anni, con 254 mm medi ed un deficit pluviometrico di circa 75 mm (pari al 23%) rispetto alla climatologia del periodo 1971-2000” (ARPA Piemonte – Il Clima in Piemonte. Primavera 2017).
E ancora: “L’estate 2017 in Piemonte è risultata la seconda più calda nella distribuzione storica delle ultime 60 stagioni estive, dietro l’eccezionale estate 2003, con un’anomalia termica positiva di 2.5°C nei confronti della norma del periodo 1971-2000.
Inoltre la stagione estiva 2017 è stata la quattordicesima più secca degli ultimi 60 anni, con 192.2 mm medi ed un deficit pluviometrico di 47.6 mm (pari al 20%) rispetto alla climatologia del periodo 1971-2000” (ARPA Piemonte – Il Clima in Piemonte. Estate 2017).
Se consideriamo l’intero anno 2017, il Dipartimento Sistemi Previsionali di ARPA Piemonte evidenzia che le precipitazioni cadute in Piemonte da inizio anno sono state pari a 676 mm, a tale valore corrisponde un deficit pluviometrico attorno al 34% rispetto alla norma climatica 1971-2000 (fig. 1)

 

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Figura 1. Andamento delle precipitazioni giornaliere in Piemonte dal 1° gennaio al 31 dicembre 2017 - Analisi della situazione idrologica in Piemonte anno 2017 a cura del Dipartimento Sistemi Previsionali di ARPA Piemonte

La scarsità di precipitazioni del 2017 è stata accompagnata anche da una anomalia positiva di temperatura (fig. 2)

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Figura 2. Andamento della temperatura media giornaliera in Piemonte dal 1° gennaio al 31 dicembre 2017

La Regione ha attivato la procedura danni

Data questa situazione e a seguito della deroga al Piano Assicurativo 2017 (introdotta con la legge 3 agosto 2017, n. 123 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno.”, entrata in vigore il 13 agosto 2017), il Settore Infrastrutture, Territorio Rurale e Calamità Naturali in Agricoltura ha comunicato agli uffici territoriali della Direzione, ai comuni e alle Organizzazioni professionali l’attivazione della procedura di delimitazione.
La procedura è quella che consente alle imprese agricole che hanno subito danni dalla “eccezionale siccità prolungata delle stagioni primaverile ed estiva del 2017” di accedere agli interventi previsti per favorire la ripresa dell'attività economica e produttiva di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102. Con una prima comunicazione, le amministrazioni comunali sono state invitate a trasmettere agli uffici competenti della Direzione Agricoltura una prima rapida ricognizione dei territori interessati dall’evento, anche in riferimento all’eventuale necessità di demonticazione anticipata per i comuni montani sedi di alpeggi.
Con ulteriore comunicazione ai medesimi interlocutori è stato precisato che la tempistica per la consegna della documentazione per la definizione di dettaglio delle aree e delle produzioni danneggiate ai sensi del d.lgs. 102/2004, validata dalle Commissioni consultive comunali per l'agricoltura, è fissata dall’art. 58 della l.r. 63/1978 in 10 giorni dalla data di conclusione dell’evento. Tale data può essere convenzionalmente stabilita nel 21 settembre 2017 (ultimo giorno della stagione estiva), in quanto l’evento siccitoso si è sviluppato tra la primavera e l’estate del 2017. La proposta di declaratoria dell’eccezionalità dell’evento in oggetto è stata formalizzata con la deliberazione di giunta regionale n. 37-6143 del 15/12/2017.

I danni

Principali danni alle coltivazioni erbacee:

Cereali a paglia: la siccità dapprima ha colpito le colture, determinando un ridotto accestimento primaverile, quindi precoce senescenza dell’apparato fogliare, deputato al riempimento della granella; tuttavia il fenomeno nella sua complessità ha assunto dimensioni modeste.
Foraggere: anche tali colture hanno risentito negativamente dell’andamento climatico, evidenziando sviluppo primaverile assai ridotto, con minore produzione di “maggengo” che per i prati di graminacee rappresenta solitamente il maggior raccolto. Meno evidenti, ancorché presenti, i cali produttivi sull’erba medica, grazie all’apparato radicale decisamente più profondo di questa specie, che è in grado di resistere meglio agli stress idrici.
Mais e sorgo: i cereali a semina primaverile, pur avvantaggiati da semine precoci (grazie all’assenza di pioggia che ha reso praticabili i terreni in epoca anticipata), evidenziano gravissimi problemi di stress idrico, ritardi e fallanze nell’emergenza della coltura, sviluppi disformi, efficacia ridotta degli interventi del diserbo con conseguenze di rapido disseccamento delle parti epigee e forte abbattimento in termini produttivi;
Oleoproteaginose: il girasole risente in misura leggermente minore rispetto al mais dell’andamento climatico, ad eccezione delle semine più tardive ed in secondo raccolto. Il calo produttivo in termini percentuali è paragonabile a quello del mais.
Pomodoro: la siccità ha determinato una riduzione delle produzioni, le bacche si presentano povere di succo e la carenza di sali minerali, in particolare calcio, determina il marciume apicale, che ne compromette la commercializzazione.
Patata: la siccità favorisce la compattazione del terreno, uno scarso arieggiamento ed i naturali processi microbici del suolo determinando una scarsa sanità del tubero e forte diminuzione delle rese produttive.
Soia: il fenomeno della siccità ha determinato una lenta germinazione, stentato sviluppo con fallanze e moria delle piante. Piante stressate hanno favorito l’insediamento del ragnetto rosso. Conseguenza di questi fenomeni è stata una perdita in termini di quantità e qualità della granella.
Cipolla: il fenomeno dello stress idrico si manifesta sulla commercializzazione della cipolla che oltre a presentare basse rese produttive manifesta anche la “malattia dei bulbi”. La Botrytis allii si manifesta in campo e durante la conservazione con marciumi che non permettono la commercializzazione.
Pascoli montani: l’allarme fieno riguarda anche gli alpeggi in montagna, nei pascoli si registra in media un calo del 30% di erba a disposizione del bestiame.

Principali danni fisici alle coltivazioni arboree:

Pioppo: diminuzione dell’accrescimento medio annuale pari al 20 – 30% dovuto alla riduzione funzionale dell’apparato fogliare causato dalla siccità primaverile – estiva.
Nocciolo: i danni da siccità per i nuovi impianti si manifestano in un ridotto sviluppo dell’apparato radicale e della stessa pianta, per i corileti in produzione la siccità compromette la maturazione nelle infruttescenze con scarso accrescimento del frutto che si presenta secco, privo di polpa e carenti rese produttive.
Pomacee: il fenomeno della siccità favorisce la compattazione del suolo e ne impedisce il normale arieggiamento, in questo modo non si favoriscono i naturali processi microbici del terreno. Maggiori danni si riscontrano nei giovani impianti, nel pero si sono riscontrati fenomeni di disaffinità d’innesto; per i meleti e pereti in produzione, la siccità riduce l’ingrossamento dei frutti con danni produttivi.
Drupacee: lo stress da carenza idrica interviene con una limitata attività traspirativa, fotosintetica ed una riduzione dell’attività vegetativa nei nuovi impianti. Nelle piante in produzione si hanno anomalie fiorali, scarsa allegagione, diminuzione della produzione, qualità del prodotto, scarso dimensionamento dei frutti con relativo danno economico.
Vite: ha risentito in modo negativo dell’andamento climatico. Questo in particolare nei nuovi impianti, non solo quelli di un anno, che mostrano un blocco della vegetazione tale da far ritenere quasi compromesso l’impianto, ma anche quelli di due o tre anni che, avendo l’apparato radicale non ancora sufficientemente esteso, iniziano a mostrare vistosi rallentamenti di sviluppo. Le piante in produzione hanno accusato una perdita di produzione con gli acini asciugati, poveri di succo.

L’importo totale dei danni per la siccità 2017 è pari a oltre 185 milioni di euro, per 592 comuni danneggiati, mentre sull’intero periodo 2003-2017 è pari a quasi 610 milioni di euro.

Non solo danni produttivi: i servizi ecosistemici

I danni al comparto agricolo non sono tuttavia solo quelli precedentemente indicati, ci sono almeno altre due aspetti da evidenziare. Il primo relativo all’export: il Piemonte esporta una quota considerevole della produzione di actinidia, mele, pere, pesche, albicocche, susine, ciliegie e mirtilli. In questo caso, al mero costo della mancata produzione, è necessario considerare la perdita di quote di mercato a favore di altri produttori stranieri.
Il secondo aspetto è relativo ai Servizi Ecosistemici. Si definisce funzione ecosistemica la capacità dei processi e dei componenti naturali di fornire beni e servizi che soddisfino, direttamente o indirettamente, le necessità dell’uomo e garantiscano la vita di tutte le specie. Sulla base di tali funzioni, il Millennium Ecosystem Assessment (2005) ha individuato i (potenziali) benefici (multipli) che gli ecosistemi naturali producono per il genere umano sotto forma di beni e servizi, definendoli con il termine generale di Servizi Ecosistemici (S.E.).

A tal proposito si cita il progetto finanziato attraverso il programma LIFE+ 2013 dell’Unione Europea, dal titolo Soil Administration Model 4 Comunity Profit (SAM4CP) , con l’obiettivo di incentivare “una pianificazione territoriale e di regolazione degli usi del suolo sostenibile utile a garantire alla collettività un “risparmio complessivo” grazie alla tutela delle risorse naturali che ha sostanziali ricadute anche sulle finanze pubbliche” attraverso le seguenti azioni:
1. quantificare i benefici ambientali resi dal suolo in termini di output biofisici;
2. le quantità biofisiche serviranno a quantificare economicamente i benefici ambientali resi dal suolo;
3. realizzare uno strumento informatico in grado di simulare le perdite ambientali provocate dall’artificializzazione del suolo e quantificarne il costo per la collettività.

Nell’ambito del progetto LIFE+ SAM4CP sono individuati e analizzati i seguenti 7 servizi ecosistemici che appaiono maggiormente minacciati dal consumo di suolo.

Qualità degli habitat: con la stipulazione della Convenzione sulla Biodiversità Biologica (1992) viene riconosciuta l’importanza e il valore intrinseco della diversità biologica e dei suoi componenti. Una delle più gravi minacce che interessano la biodiversità è il consumo di suolo.
Sequestro e stoccaggio di carbonio: è un Servizio di regolazione che il suolo svolge, la cui importanza per la biodiversità e per l’adattamento ai cambiamenti climatici è fondamentale. La perdita di suolo causata dallo sviluppo urbano è una delle principali cause della diminuzione dello stock di carbonio.

Impollinazione: è un Servizio di regolazione e approvvigionamento fondamentale per la produttività di moltissime colture. La fecondazione delle piante e la produzione di cibo dipendono in parte dalle specie impollinatrici selvatiche. Quasi il 10% delle specie di api europee sono minacciate dall’estinzione; senza di esse molte specie di piante si estinguerebbero e gli attuali livelli di produttività potrebbero essere mantenuti solamente ad altissimi costi attraverso l’impollinazione artificiale.

Produzione agricola: è un Servizio di approvvigionamento collegato all’uso antropico del suolo a fini produttivi. Il territorio agricolo ricopre quasi il 40% della superficie terrestre. Il rapporto fra produzione agricola o fra il territorio agroforestale ed i servizi ecosistemici è complesso: da una parte, infatti, la produzione agricola è in sé un servizio di approvvigionamento fornito dal capitale naturale, dall’altra l’agricoltura sarebbe impossibile senza il beneficio di altri.
Produzione di legname: è un Servizio di approvvigionamento direttamente relazionato alla qualità del terreno e al mercato dei beni. Gestire l’intensità e la velocità di raccolta del legname è di fondamentale importanza per la preservazione di altri servizi ecosistemici quali habitat e biodiversità.

Mitigazione dell’erosione idrica del suolo: è un Servizio di regolazione che considera la capacità di un suolo in buone condizioni ecosistemiche di mitigare l’asportazione della parte superficiale del terreno (la parte più ricca di sostanza organica) a seguito dell’azione delle acque di ruscellamento superficiale e delle piogge. Per quanto il fenomeno sia un processo naturale, può subire un’accelerazione a causa di alcune attività antropiche. La rimozione della parte superficiale del suolo, ricca di sostanza organica, ne riduce, anche in modo rilevante, la produttività e può portare a una perdita irreversibile di terreni coltivabili.

Purificazione dell’acqua: è un Servizio di regolazione fornito dagli ecosistemi acquatici e terrestri che concorrono a filtrare e decomporre reflui organici che giungono nelle acque interne e negli ecosistemi costieri e marini, contribuendo così alla fornitura di acqua potabile. Le foreste naturali contribuiscono ad una qualità superiore delle acque, con meno sedimenti e meno inquinanti rispetto a quelle provenienti da bacini sprovvisti di foreste. Spesso si fa riferimento alla rimozione di nitrati e fosfati poiché sono gli elementi più diffusi nei reflui domestici e agricoli e particolarmente deleteri per la potabilità dell’acqua e l’eutrofizzazione dei laghi.

Con l’ausilio del simulatore “playsoil” (http://www.sam4cp.eu/playsoil) è stata eseguita un’analisi di diverse porzioni di territorio (mediamente superfici di 100 ettari) ipotizzando il cambio di uso del suolo da agricolo a naturale, verde urbano, urbano semidenso e urbano denso.

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Le infrastrutture irrigue di accumulo

In questo contesto, è rilevante considerare i progetti cantierabili di infrastrutture di accumulo dell’acqua, che fanno riferimento al piano nazionale invasi 2018. L’importo dei progetti cantierabili è pari ad euro 418.500.000.

 

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Conclusioni

Analizzato l’andamento della siccità nel 2017, i relativi danni diretti e indiretti - riconducibili ai servizi ecosistemici - nonché l’attuale piano di infrastrutture di accumulo, la situazione si può riassumere e schematizzare come segue:
· l’importo dei danni da siccità negli ultimi 15 anni è stato di circa 610 milioni di euro, per una media di 40 milioni l’anno
· l’importo dei progetti cantierabili per infrastrutture irrigue di accumulo è di 418 milioni di euro
· il recupero dell’investimento in 10 anni è di oltre 406 milioni con una vita media di un invaso di circa 50 anni, con un risparmio a partire dall’11° anno di 1,6 milioni
· ipotizzando una perdita di superficie agricola dell’1% a causa della siccità, il costo di minori servizi ecosistemici aumenterebbe da 31 a 304 milioni di euro.