OCM Vino nei Paesi extra UE: volano di crescita per il Piemonte

Daniela Scarzello – Regione Piemonte, Direzione Agricoltura

Il mercato vitivinicolo europeo è stato caratterizzato negli ultimi anni da una crescente competitività a livello internazionale: ai tradizionali Paesi produttori di vino, quali Francia, Spagna ed Italia, si sono affiancati nuovi competitors, come USA, Cile, Argentina, Australia, Sud Africa e negli ultimi anni la Cina.
Per far fronte a un mercato instabile ed eccessivamente competitivo l’Unione Europa ha intrapreso un processo di riforma del comparto vitivinicolo adottando dapprima i Regolamenti (CE) n. 1234/2007 e 555/2008 e nel 2013 il Regolamento CE n. 1308/2013 in merito a “Organizzazione Comune dei Mercati dei prodotti agricoli” (la cosiddetta “nuova Ocm unica”) che abroga il Regolamento CE 1234 /2007.
L’obiettivo comunitario è stato quello di riformare e semplificare l’organizzazione comune del mercato vitivinicolo per conseguire un migliore equilibrio tra l’offerta e la domanda e rendere il settore più competitivo a lungo termine.

L’impianto normativo dell’OCM vino predisposto dall’Unione Europea, presenta una struttura innovativa e flessibile basata su programmi quinquennali di sostegno, definiti a inizio programmazione da ciascun Stato membro. Tali programmi sono strumenti programmatici e operativi mediante i quali ciascuno Stato ha a disposizione una dotazione finanziaria comunitaria che permette di finanziare misure di sostegno finalizzate al raggiungimento di obiettivi riguardanti il rafforzamento della struttura competitiva del proprio comparto; inoltre la dotazione dei programmi di sostegno nazionali non è oggetto di cofinanziamento da parte dello Stato membro.
La dotazione finanziaria annuale messa a disposizione dalla UE nella programmazione attuale 2014/2018, secondo quinquennio di programmazione, è pari a 1.231.428; il principale fruitore di risorse comunitarie in merito al comparto vitivinicolo è stata l’Italia con un consistente ammontare di risorse pari a 1,6 miliardi di euro per i cinque anni; in merito alla programmazione futura 2019/2023 i sevizi comunitari hanno garantito una dotazione annuale di 336 milioni fino al 31/12/2020, data in cui sarà attuata la Brexit e successivamente vi sarà un ridimensionamento di tutto il bilancio Ue.

L’OCM Vino in Italia

Il programma nazionale di sostegno per l’Italia, di competenza del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, è strutturato, come si è detto sopra, grazie all’attivazione di una combinazione di misure messe a disposizione dalla UE, per accrescere la competitività del comparto vitivinicolo italiano attraverso il consolidamento del livello qualitativo della produzione e il rafforzamento dell’integrazione di filiera.
L’Italia ha deciso di attivare misure che incidono su tutte le fasi della filiera, in particolare la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, la promozione dei vini sui mercati dei paesi terzi e gli investimenti in cantina (in demarcazione con l’analoga misura del Programma di Sviluppo Rurale della Regione Piemonte).

La caratteristica innovativa della nuova OCM unica è la sua flessibilità e adattabilità alle reali esigenze del comparto; infatti il programma nazionale di sostegno, per ciascun Stato membro, è composito ed armonizza i programmi regionali di sostegno in modo tale che le Regioni possano regolare autonomamente la capacità spesa (nel rispetto del budget complessivo assegnato) per rispondere efficacemente alle esigenze locali.
Le Regioni hanno pertanto la facoltà di spostare l’allocazione delle risorse da una misura all’altra a seconda delle esigenze del comporto regionale o del mercato. I programmi nazionali possono infatti essere rimodulati due volte per esercizio finanziario (entro il 1 marzo e entro il 30 giugno).

La promozione nei “Paesi terzi”

La misura promozione del vino sui mercati dei paesi terzi è stata introdotta dalla UE con l’intento di accrescere la competitività delle aziende vitivinicole europee incidendo sulla loro capacità di esportazione in un contesto economico reso difficile dalla concorrenza di nuovi paesi esportatori di vino che sono stati favoriti in questi anni da vantaggi consistenti dovuti al rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro, da aree di libero mercato, accordi WTO tra paesi, oltre a politiche di protezionismo che vengono attuate ai danni delle aziende europee.
In questa ottica si deve sottolineare l’importanza di questa misura nel panorama macroeconomico futuro caratterizzato da politiche protezionistiche, come la politica messa in atto dall’attuale amministrazione USA, che potrebbero, se applicate al prodotto Vino, essere disastrose per le aziende italiane che hanno nel mercato americano il principale mercato di sbocco.

Nella programmazione attuale 2014/2018 la UE ha destinato al finanziamento della Misura “promozione dei vini sui mercati dei paesi terzi” il 30% della dotazione finanziaria complessiva, che per l’Italia corrisponde a oltre 100 milioni di euro all’anno a sostegno delle nostre esportazioni di vino.
La misura promozione paesi terzi si propone, negli intenti della UE, di sostenere le esportazioni nei paesi extra Ue in modo da consolidare i mercati acquisiti, cercando anche di espandere il proprio raggio di azione e di conquistare nuovi mercati: tra questi riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo futuro dell’economia europea il mercato cinese.
In merito al programma nazionale di sostegno l’Italia ha individuato come propri obiettivi di medio lungo termine lo stimolo all’aggregazione tra aziende, per sopperire alla eccessiva frammentazione e sottodimensionamento del nostro comparto, all’esportazione sui mercati tradizionali ed emergenti sostenendo soprattutto i vini di qualità: Denominazioni di origine e indicazioni geografiche.
Infatti la scheda della misura comunicata dal Ministero delle Politiche Agricole alla UE contiene la seguente strategia: “Migliorare la competitività del settore, anche attraverso forme aggregative, per favorire la penetrazione dei prodotti vitivinicoli nazionali, sia nei paesi tradizionali acquirenti, sia all’interno dei nuovi mercati e/o di paesi emergenti. Valorizzare le produzioni a Denominazione di origine e Indicazione Geografica e particolari tipologie riconosciute di prodotto.”

Le azioni di promozione

Le azioni promozionali sostenute dalla misura sono:

  • azioni in materia di relazioni pubbliche, promozione e pubblicità, che mettano in rilievo gli elevati standard dei prodotti dell’Unione, in particolare in termini di qualità, sicurezza alimentare o ambiente;
  • partecipazione a manifestazioni, fiere ed esposizioni di importanza internazionale;
  • campagne di informazione, in particolare sui sistemi delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e della produzione biologica vigenti nell’Unione;
  • studi per valutare i risultati delle azioni di informazione e promozione. La spesa per tale azione non supera il 3% dell’importo complessivo del progetto presentato.

Ed è possibile promuovere le seguenti tipologie di vino:

  • vini a denominazione di origine protetta;
  • vini ad indicazione geografica protetta;
  • vini spumanti di qualità;
  • vini spumanti di qualità aromatici;
  • vini con l’indicazione della varietà (i progetti non possono riguardare esclusivamente i vini varietali).

La percentuale di contribuzione pubblica è pari, al massimo, al 50% delle spese sostenute per realizzare il progetto, evidenziando un importante effetto incentivante della misura come stimolo agli investimenti privati. I proponenti dei progetti promozionali possono essere le organizzazioni professionali, le organizzazioni di produttori, le organizzazioni interprofessionali, i consorzi di tutela, i produttori di vino singoli o associati in associazioni, consorzi, cooperative, Ati, Ats o reti di impresa.

Per ciascuna annualità il Ministero delle Politiche Agricole ed Alimentari emana delle Linee guida nazionali concordate con le Regioni in cui si prevede:

  • il sostegno di progetti con valenza nazionale, ossia progetti che prevedono la promozione delle produzioni di almeno 3 Regioni, con una riserva di fondi pari al 30% della dotazione annuale complessiva (circa 30 milioni di euro);
  • il sostegno di progetti con valenza regionale, ossia progetti che prevedono la promozione delle produzioni della singola Regione, con una riserva di fondi a gestione regionale pari al 70% della dotazione annuale complessiva (circa 70 milioni di euro complessivo) ripartita tra le varie Regioni;
  • inoltre si prevede la facoltà per le Regioni di attivare progetti multiregionali per la promozione delle produzioni di almeno 2 Regioni (progetti indispensabili per denominazioni interregionali o per aziende che hanno produzioni su più regioni), con una riserva di fondi pari a 3 milioni a carico della riserva nazionale e una riserva di pari importo a carico delle Regioni.

I dati del Piemonte

Nel periodo di programmazione 2014/2020 la Regione Piemonte ha approvato contributi per un importo complessivo di oltre 48 milioni di euro, finanziando investimenti per oltre 107 milioni di euro in 5 anni. Il meccanismo di funzionamento della misura ha generato quindi un importante effetto leva, in grado di agire da moltiplicatore delle risorse pubbliche, infatti il coefficiente di leva della misura per il Piemonte è in media del 2,2, ossia 2,2 euro di finanziamento sono stati generati per ciascun euro di finanziamento pubblico assegnato.

Seppur vi sia stata una progressiva riduzione del contributo assegnato dal Mipaaf (causato dalla riduzione della superficie vitata che è uno dei parametri, insieme all’export e alla produzione a denominazione d’origine che determina la quota di risorse attribuite alla misura) il contributo pubblico approvato, così come gli investimenti finanziati sono stati in crescita, evidenziando un fabbisogno medio del comparto di 10 milioni di euro all’anno.
La misura Promozione Paesi terzi attuata dalla Regione Piemonte nella programmazione 2014/2018 ha finanziato circa 30 progetti di promozione all’anno sostenendo annualmente circa 380 aziende aggregate in collettive, di cui quasi il 90% micro/piccole aziende, e 5 Consorzi di Tutela, con ricadute su quasi tutte le denominazioni di origine del Piemonte.

Dove e come si investe

Il principale mercato per i vini piemontesi sono gli USA, verso cui sono stati investiti quasi 40 milioni di euro in 5 anni, il 37% degli investimenti complessivi effettuati dalle aziende piemontesi nella programmazione 2014/2018 hanno riguardato gli USA.
Dal 2015 gli investimenti in USA sono cresciuti costantemente, evidenza che le aziende percepiscono il mercato USA come un mercato sicuro e ad alto rendimento con notevoli margini di crescita sia in termini di valore che di consumo;
Per quanto riguarda il mercato cinese, si evidenzia come sia considerato una opportunità ma rappresenta per le aziende un rischio troppo elevato, elemento desumibile da un andamento incostante degli investimenti; si può dedurre che il mercato cinese è ancora da acquisire ed è su tale mercato su cui dovrebbero concentrarsi gli eventuali programmi pubblici di promozione o progetti promozionali da parte di organismi collettivi (consorzi di tutela, organizzazioni professionali), che dovrebbero accompagnare le aziende nei mercati maggiormente rischiosi;

Si evidenzia come per il Piemonte rivestano un ruolo fondamentale mercati di piccole dimensioni ma strategici quali Svizzera, Norvegia e Canada (pur avendo un monopolio di stato), mentre il Giappone, mercato tradizionale di nicchia per i vini rossi di pregio, sta attraversando un periodo di crisi interna;
Per quanto riguarda la Russia, mercato interessante soprattutto per i vini spumanti, si rileva un mercato difficile e ad alto rischio sia per situazioni interne che per i fenomeni di contraffazione.

Più del 60% degli investimenti abbiano riguardato il consolidamento dei mercati tradizionali, evidenziando in primo luogo come i mercati non siano mai definitivamente acquisiti ma la competizione internazionale obbliga le aziende ad investire costantemente. In secondo luogo paesi come gli USA devono essere considerati come un insieme di mercati al cui interno la maggior parte degli stati sono ancora mercati “emergenti”.