La cimice asiatica in Piemonte: diffusione, contrasto, indennizzi

a cura di: Giovanni Bosio, Emanuela Giacometto - Regione Piemonte Settore Fitosanitario; L. Tavella, S. Moraglio - DISAFA Università di Torino; S. Bardella, L. Berra - Fondazione Agrion; T. De Gregorio - Ferrero Hazelnut Company

 

Gli scambi commerciali sempre più intensi e rapidi tra i continenti stanno determinando un incremento crescente dell’arrivo di nuovi organismi nocivi alle piante, con una progressiva “globalizzazione” dei parassiti. Tra gli insetti di più recente introduzione, la cimice asiatica Halyomorpha halys (Hemiptera, Pentatomidae), originaria dell’Estremo Oriente, rappresenta un caso emblematico: nell’arco di pochi anni dalla prima segnalazione in Italia, in provincia di Modena (2012), e dal rinvenimento dei primi danni in un pescheto vicino a Cuneo (2013), è diventata una calamità per l’agricoltura, con perdite valutate in centinaia di milioni di euro.

Cenni di morfologia e bio-etologia

Gli adulti, lunghi 1,2-1,7 cm, presentano una colorazione grigio-bruna marmorizzata, da cui il nome comune inglese: Brown Marmorated Stink Bug (BMSB). Simile come aspetto alla cimice indigena Raphigaster nebulosa, se ne differenzia facilmente per l’assenza della spina metasternale. In autunno, con l’abbassarsi delle temperature, gli adulti cercano rifugio in anfratti naturali e in ambienti riparati (come mansarde, cassonetti delle tapparelle, etc.) per trascorrere l’inverno, a volte in numero elevato, creando allarme e fastidio nella popolazione. In primavera abbandonano questi ricoveri e si portano prima su piante spontanee e ornamentali e poi sulle coltivazioni per nutrirsi e riprodursi.

Le uova vengono deposte sulla pagina inferiore delle foglie in ovature in genere di 28 elementi. Ogni femmina produce in media 250 uova. Dalla schiusura si susseguono 5 stadi giovanili: 2 di neanide e 3 di ninfa. Le neanidi di prima età sono di colore arancio con tacche nere e rimangono aggregate sulle ovature per ingerire le masserelle del batterio simbionte intestinale Pantoea carbeckii, rilasciati dalle femmine e indispensabili per il loro sviluppo. Negli stadi successivi assumono una colorazione più scura e si disperdono attivamente sulla vegetazione, dando origine a una seconda generazione in piena estate. Sia i giovani che gli adulti si nutrono a spese degli organi vegetali, in particolare sui frutti, infiggendo lo stiletto e iniettando enzimi per liquefare i tessuti che determinano i caratteristici sintomi dell’attacco: malformazioni dei frutti, necrosi, cimiciato, cascole, ecc.

I danni

Trattandosi di un insetto alloctono, nel giro di pochi anni le popolazioni di H. halys sono aumentate in modo esponenziale vista l’assenza di limitatori naturali efficaci. L’elevata polifagia di questa specie permette lo sviluppo sia su piante spontanee e ornamentali, sia sulle coltivazioni. Tra quelle che registrano i danni più elevati figurano: le colture frutticole (pero, nashi, pesco, melo, actinidia, ciliegio), orticole (fagiolo, peperone), nocciolo, soia, mais di secondo raccolto e giovani impianti di pioppo.

La spiccata mobilità degli adulti e la buona capacità di spostamento anche degli stadi giovanili, unite alla possibilità di spostarsi rapidamente tra vegetazione spontanea e coltivazioni, rendono molto complicata la difesa delle colture. L’efficacia dei trattamenti insetticidi risulta modesta contro gli adulti, che possono sfuggire, in volo, al contatto diretto al momento del trattamento, mentre l’azione residua è ridotta per le temperature elevate del periodo estivo. E’ quindi elevata la possibilità di reinfestazione dopo i trattamenti. Inoltre in certe colture, come il nocciolo, la densità della chioma ostacola una buona distribuzione della soluzione insetticida. La difesa passiva con le reti risulta, oltre che onerosa, poco gradita da parte dei frutticoltori per le difficoltà nella gestione delle operazioni colturali o non applicabile nei noccioleti.

Le coltivazioni più a rischio sono quelle con maturazione e raccolta nel periodo estivo-autunnale, mentre le coltivazioni precoci (primavera, inizio estate) sono quelle che subiscono meno danni perché raccolte prima dell’incremento estivo delle popolazioni. A volte i danni si manifestano dopo la raccolta, nella fase di conservazione, come avviene per mele e kiwi, con comparsa di macchie suberose subepidermiche.
La diffusione di nuovi insetti alloctoni, specie se dannosi come la cimice asiatica, tende sempre a stravolgere le strategie di difesa integrata delle colture. Il ricorso a insetticidi a largo spettro, non selettivi, comporta un rischio crescente di sviluppo di infestazioni di acari e insetti secondari, per l’abbattimento delle popolazioni dei loro limitatori naturali. Una prima avvisaglia di questo fenomeno è ad esempio la comparsa nel 2019 di infestazioni molto elevate di cocciniglie in coltivazioni frutticole.

 

Adulti albicocche
 

 

Gli interventi in Piemonte

Per fronteggiare l’emergenza, visti i gravi danni già segnalati negli Stati Uniti a partire dal 2010, numerose ricerche e sperimentazioni sulla biologia ed etologia dell’insetto e sulle tecniche di difesa sono state realizzate in questi anni. Inoltre sono stati attivati gruppi di lavoro che operano a livello nazionale attraverso il “Gruppo interregionale operativo su H. halys” e regionale con il “Tavolo tecnico regionale per l’emergenza fitosanitaria Halyomorpha halys” e con l’“Osservatorio Cimice Asiatica”. In particolare quest’ultimo è volto a coordinare varie attività di contrasto alla cimice, focalizzate soprattutto sulla coltura del nocciolo, finanziate da enti presenti sul territorio (Ferrero Hazelnut Company, fondazioni bancarie, ecc.). Il suddetto gruppo è composto da Regione Piemonte - Settore Fitosanitario, Agrion (Fondazione per la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura piemontese) e DISAFA, Entomologia generale e applicata, Università di Torino, e si avvale della collaborazione delle organizzazione dei produttori e delle organizzazioni professionali.

Dal 2018 è attiva una rete di monitoraggio sul territorio che coinvolge i tecnici di tutti i settori produttivi in modo da conoscere in tempo reale la situazione relativa all’insediamento e agli spostamenti di H. halys, al fine di concordare con i tecnici, attraverso i coordinamenti settimanali (frutticolo, corilicolo e orticolo) tenuti da Agrion, strategie di controllo adeguate e possibilmente ecosostenibili per la salvaguardia delle produzioni e delle filiere collegate. Questa attività strategica è resa possibile anche nel 2020 grazie al finanziamento di Ferrero Hazelnut Company, che ha reso operativa la rete di monitoraggio territoriale, effettuato mediante l’ausilio di trappole a feromoni e relativi frappage.

Strategie di difesa

Varie sperimentazioni sono state realizzate per verificare l’efficacia delle strategie di difesa chimica e di metodi alternativi, come le reti antinsetto, la tecnica “Attract & Kill”, i trattamenti contro il batterio simbionte di H. halys.
I trattamenti insetticidi continuano a essere fondamentali per la difesa delle colture. La loro azione può essere rafforzata da trattamenti con sostanze repellenti o fagodeterrenti, come il caolino; inoltre è indispensabile un monitoraggio costante delle colture per collocare gli interventi nei momenti di effettiva presenza della cimice. Altro fattore importante è la gestione della vegetazione del frutteto o noccioleto, che, unitamente all’utilizzo di attrezzature adeguate, deve consentire una distribuzione ottimale della soluzione.

La difesa passiva con reti antinsetto ha dimostrato la sua validità, per cui nell’ambito del PSR sono stati aperti specifici bandi per il finanziamento. L’adesione è risultata però molto scarsa, sia per ragioni economiche che per le difficoltà nella gestione delle operazioni colturali in frutteto.
La tecnica “Attract & Kill”, sfruttando l’azione dei feromoni, permette di attirare le cimici su poche piante in prossimità delle postazioni, limitando poi a queste il trattamento abbattente, oppure utilizzando reti impregnate di insetticida a lenta cessione (Long Lasting Insecticide Treated Nets). Un freno alla diffusione di questa tecnica è rappresentato dal costo del feromone di aggregazione, ancora piuttosto elevato.

La ricerca sulla possibilità di intervenire con trattamenti a base di fertilizzanti integrati ad applicazione fogliare con azione accessoria battericida nei confronti del batterio simbionte di H. halys, ha già dato risultati positivi sia in laboratorio che in campo e può aprire prospettive interessanti.
Gli studi volti a indagare la presenza ed efficacia di parassitoidi indigeni nei confronti della cimice esotica hanno evidenziato la insufficiente azione delle specie autoctone, tra cui prevale l’imenottero eupelmide Anastatus bifasciatus, le cui percentuali di parassitizzazione a carico delle uova di H. halys difficilmente superano il 12 %.

Lotta biologica

Considerato che in Cina un altro parassitoide oofago, lo scelionide Trissolcus japonicus, è considerato un efficace limitatore naturale di H. halys, da anni è stato ipotizzato il ricorso alla lotta biologica in Italia con l’introduzione di questo piccolo imenottero, lungo meno di 1,5 mm, comunemente denominato “vespa samurai”. Tra l’altro questa specie è già stata ritrovata, sia negli Stati Uniti (2014) sia in Nord Italia e Canton Ticino a partire dal 2018. Anche la specie affine Trissolcus mitsukurii, ooparassitoide della cimice riportato in Giappone, è stata recentemente segnalata nell’Italia settentrionale.

Un possibile impiego di questi parassitoidi per contrastare la cimice asiatica, previa moltiplicazione in laboratorio e rilasci inoculativi nelle aree infestate, non risultava autorizzato dalla normativa del Ministero dell’Ambiente (il D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120, vietava di introdurre in natura specie e popolazioni non autoctone). A seguito delle pressioni provenienti da tempo da vari soggetti del mondo agricolo la normativa in vigore è stata modificata (D.P.R. 5/07/2019, n. 102), adeguandola peraltro a quanto già previsto dalla legislazione comunitaria di riferimento (Direttiva Habitat) che contemplava il caso specifico della introduzione di organismi alloctoni ai fini della lotta biologica. La recente emanazione del Decreto del Ministero dell'Ambiente 2/04/2020 ha permesso alle Regioni del Nord Italia di presentare la richiesta ufficiale per la immissione in natura del parassitoide T. japonicus, corredata dallo studio, effettuato dal CREA-BP di Firenze, per la valutazione dell’impatto di questa introduzione.

Nel frattempo, il Settore Fitosanitario Nazionale, in collaborazione con il CREA e le Regioni interessate, ha elaborato un Piano Nazionale di contrasto alla cimice asiatica, di durata triennale, in cui sono specificate le attività che dovranno essere realizzate dai vari soggetti per avviare il programma di lotta biologica già nell’estate 2020, nell’auspicio che il Ministero dell'Ambiente (tramite ISPRA) esprima, in tempi brevi, parere favorevole sullo studio presentato dal CREA.

Per il Piemonte l’attività di lotta biologica è finanziata dalla Regione Piemonte e coordinata dal Settore Fitosanitario. La moltiplicazione del nucleo iniziale di T. japonicus, fornito dal Crea, è in carico al DISAFA - Università di Torino. Sono previsti 100 siti di lancio, in ognuno dei quali verranno effettuati due rilasci successivi, a distanza di 20 giorni, di T. japonicus. I siti saranno costituiti da aree con vegetazione non sottoposta a trattamenti antiparassitari, per evitare una elevata mortalità degli esemplari rilasciati. Saranno individuati di concerto tra Settore Fitosanitario, Agrion e DISAFA sulla base dei seguenti parametri: distribuzione e rilevanza sul territorio delle colture più soggette agli attacchi; livelli di popolazione della cimice rilevati con i monitoraggi condotti negli ultimi anni, anche con l'ausilio delle trappole a feromoni; rispondenza dei siti a specifici requisiti vegetazionali (presenza di piante su cui la cimice ovidepone, facilità di accesso e di campionamento, ecc.); facilità di dispersione e insediamento nell’area circostante.

Va peraltro sottolineato che questa operazione di contrasto alla cimice asiatica si configura come un intervento di lotta biologica di tipo "inoculativo", considerato che il numero di parassitoidi lanciati sarà molto limitato rispetto ai livelli di popolazione raggiunti dalla cimice. L’obiettivo è accelerare l’incremento della popolazione di T. japonicus, che, come T. mitsukurii, può svolgere diverse generazioni all'anno, affinché possa raggiungere livelli tali da tenere sotto controllo H. halys. I risultati di questa attività, che quindi andrà ad affiancare la diffusione naturale dei nuclei di popolazione “selvatica” di T. japonicus e T. mitsukurii già riscontrati, si dovrebbero manifestare nei prossimi anni in modo diffuso sul territorio, anche se è difficile prevedere i tempi necessari.

Nell’attesa del possibile conseguimento in futuro del controllo biologico, è necessario proseguire le attività di monitoraggio delle coltivazioni per stabilire i periodi più opportuni per i trattamenti, come pure è auspicabile possano proseguire le ricerche volte a sperimentare e individuare metodi innovativi ed ecocompatibili per la protezione delle colture.

Gli indennizzi per i danni da cimice

a cura di Giuseppe Compagnone, Direzione Agricoltura Regione Piemonte

A seguito anche delle sollecitazioni delle Regioni, a novembre 2019 è pervenuta una comunicazione del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (Mipaaf) che chiedeva di individuare i territori interessati, le colture colpite e i danni riscontrati da cimice asiatica, stimati in valore assoluto per singola tipologia di coltura interessata.
La Direzione regionale Agricoltura e cibo si è attivata comunicando tali dati, dopo aver coinvolto le organizzazioni professionali e cooperative per la stima dei danni, acquisito i contributi tecnico scientifici dal Settore Fitosanitario e da AGRION, ed elaborato un’analisi statistica delle superfici agricole interessate.

A gennaio 2020 il Mipaaf ha presentato una prima bozza di decreto di esenzione “Disposizioni applicative interventi di cui all’articolo 1, comma 501 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 – Ristoro danni causati dall’organismo nocivo Halyomorpha Halys”: prevedeva, da parte delle Regioni, l’approvazione della proposta di declaratoria di eccezionalità dell’evento entro il termine del 1° marzo 2020 da trasmettere al Mipaaf. In continuità con le attività già svolte, la Direzione Agricoltura e Cibo si è attivata per predisporre la documentazione tecnico scientifica necessaria, convocando anche il “Tavolo tecnico emergenza cimice asiatica”, e la deliberazione di Giunta regionale n. 31-1083 è stata approvata il 28 febbraio 2020.

L’importo complessivo dei danni stimati per l’intero territorio piemontese ammonta ad euro 180.631.000. E’ opportuno precisare che, a differenza della prassi consolidata seguita dal Mipaaf di ripartire i fondi sulla base delle quantificazioni operate dalle Regioni, nel caso dell’emergenza cimice i finanziamenti saranno ripartiti percentualmente in base all’importo dei danni dichiarati dalle aziende nelle domande di aiuto, che dovranno essere presentate appena sarà pubblicato il decreto ministeriale di riconoscimento dell’eccezionalità dell’evento (DM n. 4502 del 29/04/2020). A partire dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, decorrerà il termine perentorio di quarantacinque giorni per la presentazione delle domande.
Con il DM n. 4502 del 29/04/2020 è stato istituito il regime di aiuto sulla cimice pertanto, così come auspicato, i contributi che saranno erogati non andranno ad incidere sulle quote del regime de minimis.

In data 22 maggio è stata infine emanata dal Mipaaf una Circolare esplicativa dei contenuti e delle procedure da seguire per la presentazione delle domande di aiuto a cui ha fatto seguito il bando regionale, chiuso nel mese di luglio.