Fatturato ed export in crescita per le DOP

Stefano cavaletto - IRES Piemonte

Nel corso del 2017 tre produzioni piemontesi sono state inserite ufficialmente nell’elenco delle Denominazioni di Origine tutelata dall’Unione Europea. Si tratta del Vitellone Piemontese della Coscia IGP (settore carni fresche), dell’Ossolano DOP (formaggi) e del Nizza DOP (vino). Con queste, in Piemonte, salgono a 23 le denominazioni nel settore alimentare e a 59 nel settore vino. Si tratta di una fetta importante dell’economia agroalimentare regionale, in particolare nella vitivinicoltura che da molti anni ha scelto questa strada per valorizzare al meglio le proprie produzioni.

L’altissima varietà del territorio e la moltitudine di specificità locali ha portato l’Italia, ormai da molti anni, al primo posto per numero di prodotti tutelati attraverso il sistema delle denominazioni di origine. Secondo uno studio diffuso da Ismea, il valore totale di questo comparto, nel 2016 ammontava a 14,8 miliardi di €, in aumento del 6,2% rispetto all’anno precedente. Il comparto DOP, considerando sia i settori alimentari che il vino rappresenta circa l’11% dell’agroalimentare italiano. Ancora più determinante è l’apporto che questo segmento di mercato genera in termini di export con una crescita del 17% in due anni contro il 10% della media nazionale.

Di particolare importanza in questo campo è il valore del settore enologico, salito a circa 3,3 miliardi di euro per il vino sfuso (8,8 miliardi dopo l’imbottigliamento) con una crescita annua del 7,8%. In questo settore il Piemonte si colloca al terzo posto per valore economico delle produzioni DO dietro a Veneto e Toscana con 352 milioni di € (valore del vino sfuso) pari all’11% del valore nazionale . La denominazione più importante è l’Asti Dop che racchiude le DOCG “Asti o Asti Spumante”, “Asti Metodo Classico”, “Moscato d’Asti” e “Moscato d’Asti Vendemmia Tardiva”. La produzione si aggira intorno ai 640.000 ettolitri che danno origine a circa 55 milioni di bottiglie di Asti Spumante e a circa 32 milioni di bottiglie di Moscato. Il valore stimato della produzione ammonta a 103 milioni di €, in crescita del 2,6% (valore del vino sfuso). Il mercato di riferimento è prevalentemente estero, infatti solo il 14% dell’Asti ed il 13% del Moscato viene venduto in Italia. I mercati esteri sono tuttavia molto diversificati: l’Asti Spumante è venduto principalmente in Europa (73%), il Moscato più negli USA (69%). Il secondo prodotto di punta del comparto è il Barolo DOCG con circa 80 milioni di € nonostante una produzione di poco inferiore ai 100.000 ettolitri. Anche per il Barolo è segnalata un’ottima crescita, soprattutto in valore (+8,6%). Dal punto di vista territoriale, in questo settore la prima provincia piemontese rimane quella di Cuneo, 5a in Italia con 189 milioni di € , seguita da Asti (85 milioni) e Alessandria (61 milioni). La classifica nazionale è guidata dalle province venete di Verona e Treviso soprattutto grazie all’enorme crescita recente del Prosecco. Il Prosecco DOP e il Conegliano Valdobbiadene DOP insieme, infatti, superano il 30% del valore economico dell’intero comparto vinicolo nazionale delle DOP.

Nel comparto alimentare la situazione appare molto più frammentata. In Piemonte le 23 denominazioni sono distribuite in 5 settori secondo la suddivisione merceologica dell’Unione Europea. Vi sono dieci formaggi, tutti DOP ma solo sette di essi (Bra, Castelmagno, Murazzano, Ossolano, Raschera, Robiola di Roccaverano e Toma Piemontese) sono esclusivamente piemontesi. Dal punto di vista economico si tratta di produzioni di nicchia che tuttavia rivestono una notevole importanza su scala locale. Tra le cosiddette grandi DOP la più presente in Piemonte è il Gorgonzola che in regione genera un valore di circa 215 milioni di € sui 315 totali mentre è residuale la produzione di Grana Padano con un valore di 15 milioni di €, poco più dell’1% del totale prodotto in Italia. Di particolare interesse è la crescita dell’export del Gorgonzola il cui valore ha raggiunto nel 2016 il 20% dell’intero fatturato.

Il secondo prodotto per fatturato è la Nocciola del Piemonte IGP, che con circa 17 milioni di € di fatturato rappresenta il terzo prodotto ortofrutticolo nazionale dopo le due denominazioni delle Mele del Trentino (Alto Adige e Val di Non). Il mercato di riferimento è totalmente nazionale essendo destinato perlopiù all’industria dolciaria regionale e al mercato del fresco. Nello stesso settore vi sono altre 5 produzioni tutelate ma presenti in aree più delimitate: il Marrone della Val di Susa IGP e la Castagna Cuneo IGP, presenti nelle aree collinari e pedemontane delle province di Torino e Cuneo; la Mela Rossa Cuneo, con una produzione di circa 220 tonnellate, nelle aree del pinerolese, del saluzzese e del cuneese; il Fagiolo di Cuneo IGP, diffuso in tutta la provincia con una produzione di circa 12 tonnellate; il Riso di Baraggia DOP, coltivato in 28 comuni delle province di Biella e Vercelli, su una superficie di quasi 1.000 ettari e una produzione di circa 550 tonnellate.

Per quanto riguarda i prodotti trasformati a base di carne, in Italia quasi il 50% del valore economico è rappresentato dal Prosciutto di Parma DOP con 816 milioni di €. Tra le DOP del settore, le uniche esclusivamente piemontesi sono il Crudo di Cuneo e il Salame Piemonte ma si possono anche produrre altri insaccati il cui fatturato ricade principalmente in altre regioni (Mortadella di Bologna IGP, Salamini alla Cacciatora DOP e Salame Cremona IGP). Molto marginale e ristretta a pochi comuni a cavallo tra le province di Torino, Asti e Cuneo è, invece, l’unico prodotto del settore ittico: la Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino DOP. Si tratta di un pesce fresco di acqua dolce con una produzione molto limitata. Infine, è stato inserito nel 2017 dopo un lunghissimo percorso di approvazione (dal 2009), il Vitellone Piemontese della Coscia IGP, una certificazione riservata alle carni ottenute dalla macellazione di bovini di Razza Piemontese. Gli allevamenti sono presenti principalmente nelle province meridionali del Piemonte e nella Liguria di Ponente. Si tratta di una denominazione nuova volta a tutelare un sistema di allevamento che nella nostra regione interessa quasi 300.000 capi e circa 6.000 aziende.