Buona architettura per buoni formaggi

Massimo Crotti, architetto - Dipartimento di Architettura e Design, Politecnico di Torino

 

La relazione tra la produzione agricola e la modificazione del territorio è alla base della concezione stessa dell’idea di paesaggio, questo intreccio spiega l’identificazione che i prodotti agricoli hanno avuto con i luoghi della produzione, ma anche viceversa, nel territorio europeo nel corso degli ultimi decenni. Il paesaggio, e con esso le sue architetture, è divenuto l’immagine e il veicolo commerciale dei prodotti, ha alimentato immaginari collettivi - mulini, frantoi, cascine – e ha orientato le scelte dei consumatori e le politiche economiche e territoriali, in taluni casi verso una più attenta valorizzazione dello sviluppo locale.
Tuttavia, è piuttosto difficile affermare che la produzione edilizia corrente, per le diverse filiere dell’agricoltura, sia adeguata ai valori in campo e generi effetti apprezzabili sul paesaggio contemporaneo.

Se la produzione vitivinicola ha colto da tempo, fino agli eccessi, l’importanza della valorizzazione dell’architettura e dei paesaggi della produzione - si pensi al fenomeno dei Châteaux francesi o delle cantine firmate da archistar -, non altrettanto si può dire, ad esempio, per la filiera della produzione casearia, nonostante ci sia stata negli ultimi anni un’analoga affermazione e crescita qualitativa. Ovviamente la diversa redditività commerciale dei prodotti può influire sulle scelte degli operatori, ma altrettanto pesano la disattenzione e l’inconsapevolezza dell’importanza che ogni singolo intervento edilizio, per modesto che sia, riveste nella costruzione del paesaggio agricolo.

Prevale, ad esempio, la consuetudine alla realizzazione di strutture per l’allevamento dei capi con soluzioni standardizzate e prefabbricate – in prevalenza in calcestruzzo o acciaio -, improntate solo al rispetto di criteri quantitativi (massimizzazione dello spazio costruito, contenimento dei costi e dei tempi di costruzione, ecc.) che appaiono sempre più stridenti con le attenzioni di tutela e di valorizzazione del paesaggio rurale. Analogamente, anche gli edifici per la produzione e l’affinamento dei formaggi rivelano spesso una bassa qualità dell’architettura che, oltretutto, è inadatta ad ospitare la pratica, sempre più diffusa, della promozione in loco dei prodotti – visite dei caseifici, degustazione e vendita in azienda – in linea con una fruizione attiva del territorio che caratterizza il turismo emergente contemporaneo.
D’altra parte, è oramai legittimo affermare che, anche per i formaggi, i valori di autenticità e di rispetto ambientale dei luoghi della produzione appaiano intimamente legati ai princìpi della qualità e della genuinità dei prodotti alimentari.
Valori e princìpi che conducono a una necessità di una buona architettura anche per la filiera della produzione casearia contemporanea.

Una ricognizione della migliore produzione architettonica recente, nel panorama europeo, rivela almeno tre possibili criteri che possono distinguere una buona architettura dalla mediocre edilizia agricola corrente.

 

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Caseificio alpino Sennaria a Disentis/Munstér, CH, arch. Gion Caminada, 2010

 

Tre criteri da seguire

In primis, un’architettura zootecnica e per la trasformazione casearia deve sapere rispondere a criteri di funzionalità e di efficienza che non si limitino al rispetto delle normative di settore, ma che si prendano cura del benessere animale e delle condizioni di lavoro degli addetti; in altri termini occorre superare l’idea invalsa che i limiti normativi e la destinazione produttiva obblighino, e rendano tollerabile, soluzioni architettoniche ripetitive e di bassa qualità edilizia prive di attenzioni paesaggistiche.
Al contrario, la semplicità costruttiva, il contenimento dei costi di costruzione e di manutenzione, la rispondenza agli standard igienico edilizi e produttivi richiedono, piuttosto, un maggiore impegno progettuale nella ricerca di soluzioni che valorizzino i contesti locali e rispondano a diversificate esigenze prestazionali.

Un secondo criterio per una buona architettura è riconducibile ai temi della sostenibilità ambientale in un’accezione sistemica: il contenimento del consumo delle risorse – l’energia, l’acqua, il suolo –, l’utilizzo di componenti edilizie riciclate e riciclabili, così come l’attenzione alla disposizione insediativa degli edifici nel rispetto delle condizioni oro-idrografiche e del contesto costruito circostante. Una responsabilità, quella ambientale, che implica l’azione coordinata e dialogica della triade committente/progettista/costruttore e richiama con forza la centralità della fase progettuale nell’iter di realizzazione.
Infine, una buona architettura zootecnica o casearia deve contribuire a costruire buoni paesaggi, intesi come paesaggi diffusi contemporanei, poiché anche questi edifici partecipano alla trasformazione del territorio, così come tutti i manufatti che vengono costruiti.

Occorre superare l’idea che siano da tutelare solo i paesaggi d’eccellenza e che sia sufficiente limitare l’impatto visivo delle strutture più invasive, ma piuttosto ri-affermare che il paesaggio è l’espressione visibile degli effetti delle economie che lo generano ed è, quindi, il risultato della stratificazione di una moltitudine d’interventi sul territorio, poiché nessun edificio è neutro.
Questa affermazione implica, nei confronti del paesaggio come bene comune, un’assunzione di responsabilità individuale per ogni singolo intervento e una responsabilità collettiva da parte dei soggetti destinati a stabilire regole e azioni di sostegno alle politiche agricole ed economiche.

 

Un paesaggio condiviso

Diventa centrale il ruolo di enti e istituzioni pubbliche nell’assumere iniziative per promuovere interventi in controtendenza nelle pratiche ordinarie di trasformazione del territorio.
È importante che vengano introdotti principi di selezione e di aggiudicazione negli strumenti ordinari per la distribuzione delle risorse pubbliche, che incentivino e indirizzino una maggiore attenzione alla qualità dell’architettura e del paesaggio da parte dei soggetti destinatari dei finanziamenti (agricoltori, allevatori, imprese agricole e alimentari) e dei loro partner tecnici, progettisti e costruttori in testa.

Occorre un’azione di accompagnamento, da parte del soggetto pubblico, quale ad esempio la messa a punto di strumenti manualistici e di linee guida per orientare la progettazione degli interventi, a cui deve necessariamente seguire una valutazione qualificata per l’assegnazione del finanziamento. Infine, nella fase attuativa, occorrerà avviare un monitoraggio e una valutazione dei risultati per misurarne gli effetti in termini di efficacia. In una tale prospettiva, la collaborazione tra soggetti istituzionali, le università e gli istituti di ricerca, può essere fondamentale per un cambiamento di rotta su questi temi e dare seguito a pratiche e sperimentazioni concrete.
È quanto, ad esempio, è stato avviato dalla Regione Piemonte, tramite l’Assessorato all’Agricoltura, per l’attuazione del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 introducendo, in alcune Misure di attuazione, dei criteri di valutazione sugli aspetti ambientali – come la riduzione del consumo di suolo - e per la qualità architettonico-paesaggistica degli interventi da finanziare.

La definizione di indirizzi manualistici per la progettazione è oggetto di una collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino, sulla scorta di consolidate attività di ricerca e di manualistica tra le due istituzioni, che si pone l’obiettivo di sollecitare l’attenzione degli operatori verso una progettazione consapevole degli interventi edilizi e infrastrutturali. L’obiettivo principale delle linee guida all’applicazione dei criteri è di mettere in evidenza, attraverso l’esemplificazione di buone pratiche, la centralità di alcuni temi ed elementi dell’architettura e del paesaggio contemporaneo che siano di stimolo e rivalutino l’indispensabile, quanto centrale, attività di progettazione.
L’auspicio condiviso è quello di vedere praticare una maggiore cura del nostro paesaggio agricolo, e delle architetture che lo abitano, e di creare occasioni per la sperimentazione di interventi che possano produrre esempi virtuosi anche nei nostri territori.

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Stalla a Wildenstein, CH, arch. Kury Stahelin, 2013 (fonte www.staehelinarchitekten.ch)