La più grande Compost Barn d’Europa è in Piemonte
Un’esperienza innovativa di gestione della stalla
“I miei animali si muovono e riposano sul compost, si trovano in un ambiente naturale confortevole e pulito, e soprattutto vivono. Riscontriamo poche malattie, meno danni agli arti, una longevità e una fertilità più lunghe, e un comportamento più libero e sereno.”
Così si presenta l’esperienza innovativa della più grande compost barn d’Europa: si trova a Genola, a pochi chilometri da Fossano in Piemonte, ed è un sistema innovativo di gestione della stalla con lettiera a fermentazione aerobica, ovvero formata da materiale organico che si mescola con le deiezioni animali, attivando processi di compostaggio naturale. La lettiera in materiale organico, profonda, soffice e calda, costituisce una unica, ampia zona di riposo e di movimento confortevole per le vacche da latte, all’interno di una struttura aperta e areata su quattro lati, che supera il sistema tradizionale “a cuccette” e rappresenta una nuova frontiera per il benessere animale e per una concezione più evoluta della gestione di un’azienda zootecnica.
Per conoscere concretamente l’esperienza abbiamo visitato l’azienda di Daniele Villosio e intervistato il padre Riccardo, precursore dell’introduzione della compost barn in Piemonte, affiancato dal veterinario aziendale Elio Bertolino.
Che cos'è una compost barn
La compost barn è una tecnica di stabulazione innovativa per bovini da latte che prevede un’ampia zona di riposo con lettiera permanente a fermentazione aerobica composta da deiezioni e materiale organico (come paglia, trinciato di tutoli o di stocchi di mais) , dove lo strato superficiale (15-30 cm) viene rivoltato e arieggiato quotidianamente per favorire l'ossigenazione e il compostaggio.
La fermentazione aerobica oltre a immettere ossigeno nella massa genera all’interno temperature tali da inattivare molti patogeni, i semi delle infestanti e le larve delle mosche, mantenendo la lettiera asciutta e confortevole per gli animali
Se il sistema funziona in modo adeguato (compostaggio attivo), ci sono vantaggi anche nella limitazione delle emissioni ammoniacali e degli odori molesti; ai fini del rispetto del Piano Stralcio Agricoltura per la qualità dell’aria, è una soluzione di stabulazione a bassa emissione, che a breve verrà approvata dalla Giunta Regionale.
Uno dei motivi della loro iniziale diffusione era quello di garantire il massimo benessere animale e igiene alle vacche, riducendo al minimo la produzione di liquame da smaltire nell’ambiente. Tutti requisiti necessari per avere elevate produzioni e minori costi.
La struttura dispone di una ampia e unica zona di riposo, costituita da lettiera permanente profonda e soffice ed è aperta su quattro lati.
Solitamente la corsia di alimentazione è separata ed è in cemento.
La superficie minima consigliata nei nostri climi per una compost barn è di circa 18-20 m² per capo, inclusa la corsia di alimentazione.
Questo sistema fu proposto ad inizio 2000 negli USA e poi in Israele, diffondendosi successivamente anche in Europa.
Come avete conosciuto questo metodo e come avete deciso di sperimentarlo?
“Io lavoro nell’allevamento da sempre, la mia è un’azienda di famiglia che tradizionalmente allevava Piemontesi – racconta Riccardo Villosio – io poi ho scelto di allevare Frisone da latte, cercando sin da subito di lavorare in modo diverso con gli animali, anche grazie agli insegnamenti di un prete che si occupava dei terreni della Curia di Modena e che mi vendette le prime vacche.
Per passione ho sempre viaggiato, e cercato di studiare esperienze in diverse parti del mondo. In Sud America, già vent’anni fa, ho conosciuto l’esperienza delle compost barn, che in quelle zone nasce semplicemente dalla difficoltà di reperire il cemento, per cui gli allevatori hanno iniziato a lavorare lo sterco e i materiali organici per realizzare le lettiere direttamente sul terreno.
Incuriosito – continua l’imprenditore - sono andato a vedere aziende in Kentucky, una regione che ha un clima analogo al nostro, per capire quanto questa soluzione fosse applicabile da noi e ho visitato più volte le stesse aziende, anche a sorpresa, per rendermi conto davvero di come funzionassero in diversi momenti e periodi dell’anno.
Confrontandomi poi con i nostri veterinari e con l’ASL, sono riuscito a convincere anche loro e partire con la sperimentazione all’inizio del 2021.”
Qual è oggi la situazione dell’azienda e quali sono i principali vantaggi ?
“Ad oggi abbiamo 330 vacche in lattazione, che presto diventeranno 500, che vivono tutte in un unico paddock esteso per circa 10.000 metri di superficie, coperto ma aperto su tutti i lati, che viene chiuso con una tenda solo in caso di neve. Un fattore importantissimo è l’esposizione est-ovest che permette un’ottimale regolazione del clima in tutte le stagioni, l’areazione naturale (aiutata solo da pale a soffitto) e la possibilità per gli animali di avere zone fresche d’estate e più calde in inverno. Di fatto la lettiera-compost si comporta come un “riscaldamento a pavimento”, grazie alla fermentazione che produce calore.
Ogni vacca si muove liberamente perché l’ambiente è unico, sceglie se riposare, andare alla linea di alimentazione, anche qui senza catture vincolanti. Gli animali si aggregano tra loro in modo naturale, a coppie o in piccoli gruppi, in base alla sintonia di comportamento.”
“Osservando le vacche dal punto di vista dell’etologia – aggiunge il veterinario – si nota come siano molto rilassate, riposino per molte più ore rispetto ad altri contesti di allevamento, esprimono naturalmente i calori e quindi la riproduzione richiede molti meno interventi esterni; l’incidenza di mastiti, patologie dei piedi, zoppie e malattie in genere è molto bassa.”
La Compost barn di Cascina Filosofia Vecchia a Genola si trova all’interno di una struttura in Corten, un tipo di acciaio molto resistente e adatto agli esterni, soprattutto resistente alla corrosione e alla ruggine, costruita su progetto dello stesso imprenditore, con campate molto ampie, in cui si innestano due padiglioni, quasi “una cattedrale” zootecnica che rappresenta un bell’effetto strutturale e visivo. Al di sopra del paddock una passerella permette di vedere e monitorare gli animali dall’alto, una opportunità anche per attività di tipo didattico e formativo.
I punti di forza
- - Benessere degli animali, misurabile in termini di minori patologie, forte riduzione di problemi ai piedi e agli arti, mastiti e altre malattie, ridotto uso di farmaci e ormoni, maggiori ore di riposo, alimentazione costante e abbondante
- - adatta per manze, vacche anziane e vacche fresche
- - riposo in posizioni naturali e senza costrizioni
- - aumento della longevità e della fertilità delle vacche, che raggiungono i 4-5 parti nel ciclo di vita, contro i 3-3,5 di un allevamento tradizionale; riduzione del tasso annuo di rimonta
- - espressione naturale dei calori e dell’estro, con minore necessità di interventi programmati
- - qualità del latte: riduzione delle cellule somatiche nel latte grazie ai minori casi di mastite
- - sostenibilità ambientale: minore cementificazione e consumo di suolo perché la lettiera appoggia su terreno, impermeabilizzato solo con argille
- - strutture aperte e più leggere
- - riduzione della polvere, normalmente dovuta alla paglia, e maggiore pulizia
- - riduzione degli odori e delle emissioni ammoniacali in atmosfera
- - riduzione della presenza di mosche in stalla
- - efficienza economica: minore necessità di sistemi di gestione dei liquami; compost riutilizzato come fertilizzante; incremento produttività; qualità del latte; riduzione del fabbisogno di opere esterne per lo stoccaggio di effluenti zootecnici
- - forte riduzione del lavoro di manutenzione: al contrario delle cuccette che vanno pulite quotidianamente, gli interventi di pulizia nella compost barn sono minimi e non richiedono uso di disinfettanti e sostanze chimiche
- - disponibilità di compost molto ricco e costantemente alimentato, che restituisce al suolo sostanza organica particolarmente ricca.
Come viene gestita l’alimentazione?
“Questo è uno degli aspetti innovativi dell’azienda: ci siamo dotati l’anno scorso di un sistema di alimentazione robotizzata, interamente automatizzato, dove tre robot “shuttle” elettrici si muovono su un circuito tracciato da chiodi infissi nella pavimentazione, prelevano i foraggi necessari e portano cibo agli animali 14 volte al giorno nel corso delle 24 ore. In questo modo, oltre ad avere un forte risparmio di gasolio e manodopera, abbiamo un ulteriore vantaggio per il benessere delle vacche, che non vivono una competizione per il cibo, possono alimentarsi quando vogliono, con foraggio più fresco, e abbiamo verificato che si alimentano di più.
Oltre al sistema automatizzato per l’alimentazione, ci siamo dotati di pannelli solari, per cui siamo autosufficienti per l’energia elettrica e l’azienda si regge sul lavoro mio e dei miei due figli e di 4 dipendenti. “
Che cosa ci può dire per quanto riguarda i costi di realizzazione e gestione?
“Ovviamente c’è un costo iniziale di investimento e occorre avere un quantitativo minimo di capi di almeno 200 vacche in produzione, altrimenti non ne vale la pena – afferma Villosio – ma le spese strutturali sono inferiori di almeno il 50% rispetto ai sistemi tradizionali, perché si cementifica e si costruisce molto meno. Il paddock è aperto sui lati, e non serve una struttura di cemento sotto la lettiera perché la base è il terreno, impermeabilizzato con la bentonite, un’argilla naturale, che grazie al suo forte potere di assorbimento dell’acqua e di isolamento evita eventuali percolazioni. In ogni caso ho avuto modo di verificare che le urine sono assorbite nei primi 10 cm del compost.”
Avete ricevuto contributi e finanziamenti da fondi pubblici?
“Negli anni il Programma di Sviluppo Rurale ci ha finanziato, con la misura 4.1.3, l’acquisto di spandiletame e rimorchio a tenuta stagna per la gestione del compost e con la misura 4.1.1. una tettoia per il ricovero delle manze e delle vacche in asciutta.
La Compost barn è stata invece un nostro investimento, perché all’epoca non era contemplata nei bandi, mentre ora è invece stata inserita tra gli investimenti ammissibili in alcuni bandi del Complemento di Sviluppo Rurale (CSR)”
Fattori condizionanti
- - Esigenza di maggiore superficie a capo rispetto ad allevamenti tradizionali, anche 18-20 mq per capo includendo la zona di alimentazione
- - scelta accurata del materiale utilizzato per la lettiera
- - gestione attenta dell’umidità della lettiera, soprattutto nella stagione invernale.
Come tutte le esperienze, soprattutto di taglio innovativo, anche questa avrà avuto delle criticità: quali sono state le principali?
“Certo, le criticità ci sono sempre quando si sperimenta qualcosa di nuovo. Nei primi mesi, la lettiera della compost barn non era ancora ben formata, e troppo umida. All’inizio ho anche temuto di aver fatto un errore, ma bisogna sempre vedere il risultato sulla distanza. La lettiera, che è profonda circa 60 cm, deve man mano formarsi, alimentata dalle deiezioni e da materiali che periodicamente aggiungiamo, come tutoli di mais trinciati , indicativamente due volte al mese.
Dopo un breve periodo iniziale la situazione è divenuta stabile e la lettiera è diventata una vera e propria compostiera, ricca in sostanza organica ben umidificata. che periodicamente può essere rimossa in parte a scopo di fertilizzazione, lasciando sempre una base di inoculo perchè possano continuare i processi di trasformazione e compostaggio.”
Un’altra difficoltà per l’imprenditore – aggiunge Villosio – è spesso quella di trovare esempi da cui imparare. A volte si va oltreoceano per studiare esperienze, poi magari ci sono casi vicini a noi che però non conosciamo, se non grazie al passaparola magari dei veterinari o di chi ti fornisce mangimi, che gira per le aziende e può darti indicazioni. Sarebbe bello avere maggiori possibilità di scambi di esperienze.”
Possiamo affermare che la compost barn, introdotta come sperimentazione, si è confermata una scelta vincente. Quali sono ora i futuri progetti dell’azienda?
“Vorrei sottolineare innanzitutto i risultati in termini di qualità del latte, che viene costantemente sottoposto ad analisi. Non abbiamo mai riscontrato cellule somatiche, cariche batteriche o sporigeni anomali nel latte, che è quindi di ottima qualità.
In futuro mi piacerebbe sviluppare anche altri progetti complementari a quanto realizzato finora, cose interessanti e innovative, ma per scaramanzia non dico nulla!”
Quali consigli darebbe oggi a un imprenditore che volesse seguire questo esempio?
“Un imprenditore deve essere sempre curioso, e mantenersi tale a qualsiasi età. Bisogna avere la voglia di muoversi, possibilmente viaggiare, conoscere e studiare quello che avviene in altre zone. A volte, una nuova soluzione nasce da un bisogno, dall’esigenza di risolvere una mancanza, o di adattarsi a un cambiamento, e poi devi farla tua, trovando la tua strada.
Bisogna anche un po’ rischiare, perché, come dicevo prima, non sempre si trova la strada giusta subito, ci sono momenti difficili, non sempre si trovano i finanziamenti adatti a quello che vuoi fare, ma io conservo tuttora la passione per questo lavoro e mi piace sempre trovare nuove idee.”