Analisi e Ricerca

Approfondimenti e studi su agricoltura, cibo e territorio, con focus su dati, tendenze e prospettive future.

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La gestione del rischio, pur costituendo da sempre una componente strategica dell'impresa agricola, è stata a lungo sottovalutata e spesso affrontata secondo una logica residuale. L'aumento della frequenza e dell'intensità degli eventi avversi, unitamente alla crescente volatilità dei contesti produttivi e di mercato, rendono oggi necessario consolidare un approccio strutturale alla tutela delle produzioni e del reddito. In tale prospettiva, esso non riguarda soltanto la riduzione o la compensazione del danno, ma anche la capacità delle aziende di programmare, prevenire, adattarsi e assicurare continuità produttiva. Il quadro europeo conferma la portata del problema. Lo studio FI-COMPASS Insurance and Risk Management Tools for Agriculture in the EU , realizzato nell'ambito della piattaforma di advisory della Commissione europea e della Banca europea per gli investimenti, stima per l'agricoltura dell'UE-27 una perdita media annua pari a 28,3 miliardi di euro, corrispondente a circa il 6% della produzione agricola europea. Secondo lo studio, tale valore potrebbe salire fino a circa 40 miliardi di euro entro il 2050, comprendendo sia le colture sia la zootecnia, in uno scenario climatico intermedio (SSP2-4.5), cioè in un'ipotesi di crescita delle emissioni di gas serra non estrema ma comunque sufficiente a determinare un ulteriore aggravamento dei rischi climatici per il settore agricolo. A questo si aggiunge un deficit di protezione del 70–80%: in altri termini, solo una quota compresa tra il 20% e il 30% delle perdite agricole legate al clima risulta oggi coperta da strumenti assicurativi, mutualistici o pubblici, mentre la parte prevalente resta a carico delle imprese o dei bilanci pubblici attivati ex post. In questo contesto, anche per il Piemonte, la gestione del rischio deve essere considerata una componente ordinaria della gestione aziendale. Le azioni regionali si collocano nel quadro del Piano Strategico della PAC 2023-2027, del Complemento per lo sviluppo rurale e del Piano di gestione dei rischi in agricoltura approvato annualmente dal MASAF, e richiedono un'integrazione crescente tra prevenzione, adattamento, assicurazione e strumenti mutualistici.

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Un sistema che cambia: dalla risposta alle emergenze a una gestione strutturale del rischio Il XVIII Convegno Nazionale sulla Gestione del Rischio in Agricoltura si è svolto in una fase particolarmente delicata per il settore primario. Negli ultimi anni, eventi estremi come siccità prolungate, gelate tardive e alluvioni hanno evidenziato con chiarezza come il rischio climatico non rappresenti più un’eccezione, ma una componente strutturale dell’attività agricola. L’edizione 2026 del Convegno ha avuto come focus l’evoluzione dell’architettura nazionale di gestione del rischio, con particolare riferimento all’integrazione tra: il Fondo mutualistico nazionale AGRICAT (SRF04), dedicato agli eventi catastrofali; le polizze assicurative agevolate (SRF01); i fondi di mutualità danni e reddito (SRF02 e SRF03); il fascicolo aziendale e il Piano di Coltivazione Grafico (PCG); le innovazioni introdotte dal Piano di Gestione dei Rischi in Agricoltura 2026 (PGRA 2026), nell’ambito del Piano Strategico PAC 2023–2027. Dagli interventi di ISMEA, MASAF, AGEA, AGRICAT, ASNACODI, riassicuratori internazionali, compagnie assicurative e operatori tecnologici è emersa una linea comune: la gestione del rischio agricolo deve diventare una infrastruttura stabile del sistema produttivo, fondata su dati affidabili, regole certe e integrazione tra strumenti pubblici e mercato assicurativo.

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Premessa Risale al luglio 2021 la prima pubblicazione rivolta al pubblico sul progetto BIO-AGRI-APIS (BAA) che, ancora oggi, continua a rappresentare un punto di riferimento per il biomonitoraggio ambientale, ponendo al centro le api come bioindicatori. Il progetto BAA, ideato da Aspromiele e avviato nel 2018, è coordinato dalla Fondazione Agrion e realizzato in collaborazione con il Laboratorio Agrochimico del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte, la Fondazione Podere Pignatelli e il DISAFA dell’Università di Torino. Il progetto, sviluppando una robusta rete di monitoraggio su alcune matrici apistiche, in particolare pane d’api e miele da favo, ha assunto sempre più rilevanza nel comparto tecnico ed ha contribuito a far nascere nel 2023 il primo Tavolo permanente per la tutela dei pronubi e della biodiversità in Piemonte e in Italia. Il Tavolo, coordinato dalla Fondazione Agrion, ha come obiettivo quello di condividere le attività svolte e le esperienze acquisite sul territorio piemontese per la tutela della biodiversità e dei pronubi (insetti impollinatori). Il progetto Bio Agri Apis è apprezzato anche a livello nazionale, ad esempio durante le Giornate Fitopatologiche 2024, per il suo contributo alla ricerca in campo ambientale e alla collaborazione fattiva tra enti pubblici, privati, associazioni e fondazioni sul territorio, mettendo a punto così un modello di lavoro multidisciplinare volto a contribuire alla comprensione delle relazioni tra comparto agricolo e apistico, ad approfondire le conoscenze sullo stato di salute dell’alveare, nonché a concorrere al miglioramento dello stato di qualità ambientale. Il progetto BAA, tra l’altro, ha messo a punto l’acquisizione, l’elaborazione e la messa a disposizione del pubblico delle seguenti informazioni: ● peso del miele prodotto dagli alveari (peso medio, o meglio moda, minimo e massimo) e della sua variabilità nel tempo di 1,3,7,30 giorni; ● la fase di fioritura di interesse apistico del momento. La pubblicazione settimanale di questi dati rappresenta un vero e proprio servizio per gli apicoltori, disponibile al seguente indirizzo: https://www.regione.piemonte.it/web/temi/agricoltura/servizi-fitosanitari-pan

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