Recensione di app o strumenti digitali – Scritto da Germano Tosin – 26 Febbraio 2026

Recupero dei terreni abbandonati e accesso alla terra

Strumenti regionali e "Coltiva Italia" a confronto

Banca Regionale della Terra

L’accesso alla terra è tornato ad essere uno dei veri nodi strutturali dell’agricoltura italiana. Non è solo un tema produttivo, ma una questione strategica che incide su ricambio generazionale, sicurezza alimentare, presidio del territorio e resilienza climatica.

In questo contesto l’articolo 9 del disegno di legge Coltiva Italia presentato nel 2025 dallo Stato rappresenta un passaggio potenzialmente storico: per la prima volta si prova a costruire un sistema nazionale strutturato per il recupero dei terreni agricoli abbandonati e silenti.

La direzione è giusta, ma la sfida vera, non sarà approvare la norma, ma farla funzionare nei territori.

Banca regionale della terra

Negli ultimi anni molte Regioni hanno sviluppato strumenti concreti per affrontare il problema dell’abbandono dei terreni agricoli. Tra questi, le Banche della Terra regionali rappresentano una delle esperienze più avanzate di politica fondiaria attiva.

Il Piemonte è un caso emblematico. La Banca Regionale della Terra, prevista dalla legge regionale 1/2019, non è solo un impianto normativo: è una piattaforma informatica sviluppata alla fine del 2025. La piattaforma consentirebbe la gestione delle particelle, la presentazione delle domande di coltivazione, la consultazione pubblica e il monitoraggio dei terreni disponibili. Nonostante questo livello di maturità, il sistema non è stato ancora attivato per la consultazione dei privati. La ragione non è tecnica o amministrativa, ma di opportunità, per attendere l’approvazione della norma nazionale ed evitare sovrapposizioni e incongruenze tra norme regionali e la futura disposizione statale.

Le associazioni fondiarie: lo strumento operativo per superare la frammentazione fondiaria

Nel quadro degli strumenti regionali già attivati, merita un riferimento specifico il modello delle associazioni fondiarie, disciplinato in Piemonte come strumento volontario di gestione collettiva dei terreni agricoli e forestali frammentati o abbandonati. Le associazioni fondiarie consentono ai proprietari di conferire le superfici mantenendo la titolarità giuridica, ma affidando la gestione ad un soggetto collettivo, con l’obiettivo di:

  • ricostruire unità fondiarie economicamente sostenibili;
  • ridurre i costi di recupero e gestione dei terreni marginali;
  • facilitare l’accesso alla terra per imprese agricole attive;
  • migliorare la gestione agro-forestale e la prevenzione del dissesto idrogeologico;
  • rafforzare il presidio territoriale nelle aree montane e interne.

Nel contesto piemontese questo strumento rappresenta un elemento particolarmente strategico perché interviene su uno dei principali limiti strutturali del recupero dei terreni abbandonati: la frammentazione proprietaria.

A differenza dei sistemi basati esclusivamente su censimento e assegnazione amministrativa dei terreni, le associazioni fondiarie agiscono come infrastruttura territoriale stabile, capace di accompagnare nel tempo i processi di recupero produttivo.

In una prospettiva di integrazione con il DDL “Coltiva Italia”, le associazioni fondiarie potrebbero rappresentare:

  • il livello gestionale intermedio tra proprietari, Comuni e imprese agricole;
  • uno strumento di attuazione operativa nelle aree marginali a bassa domanda fondiaria;
  • un modello replicabile a livello nazionale nelle aree caratterizzate da forte frammentazione catastale.

In pratica, le associazioni fondiarie permettono di recuperare terreni che singolarmente sarebbero difficili da gestire.

L’esperienza piemontese dimostra quindi che le politiche di recupero fondiario risultano più efficaci quando combinano strumenti amministrativi (Banca della Terra, censimenti pubblici) con strumenti territoriali volontari di gestione collettiva.

DDL “Coltiva Italia” e terreni abbandonati: una riforma che può diventare strategica per la gestione fondiaria del sistema agricolo

Il DDL introduce all’articolo 9 “disposizioni in materia di recupero di terreni abbandonati e silenti” un modello nazionale basato sul ruolo centrale dei Comuni, attraverso:

  • censimento dei terreni agricoli abbandonati e silenti;
  • creazione della banca comunale delle terre;
  • assegnazione tramite manifestazione di interesse con piano aziendale.

Il disegno è ambizioso: costruire una rete capillare di recupero fondiario partendo dal livello amministrativo più vicino al territorio.

Se il testo sarà approvato nella formulazione attuale, Regioni come il Piemonte dovranno rivedere in modo significativo la propria normativa, ad esempio sul tema delle definizioni di terreno abbandonato (2 anni di abbandono secondo L.R. 21/2016 e L.R. 1/2019, 5 anni secondo “Coltiva Italia”) e sull’assetto delle competenze amministrative. È un passaggio inevitabile. Ma non neutrale.

Una norma formalmente solida, ma di complessa applicazione nei territori

È necessario evidenziare un punto chiave: il recupero della terra agricola non è una politica amministrativa standard, ma una politica territoriale complessa.

L’attuale formulazione dell’articolo 9, se non accompagnata da adeguati strumenti attuativi, rischia di produrre effetti limitati proprio dove il problema è più forte: nelle aree marginali, montane e interne.

Il nodo economico: il canone e la realtà delle aree marginali

Il riferimento alla congruità del canone su base di mercato, previsto dal “Coltiva Italia” può rappresentare un elemento di rigidità significativa nei territori dove:

  • la redditività agricola è bassa;
  • i costi di recupero dei terreni sono elevati;
  • la domanda fondiaria è debole.

In questi contesti, un canone non calibrato sulla realtà territoriale può tradursi in un risultato paradossale: i terreni restano abbandonati per mancanza di domanda, pur essendo formalmente disponibili.

Il nodo amministrativo: le possibilità dei Comuni

Il modello previsto dalla riforma nazionale affida ai Comuni funzioni tecniche complesse: censimento, valutazione economica, gestione contratti, responsabilità patrimoniali.

Per molti piccoli enti locali questo rappresenta un salto organizzativo rilevante, che richiede un notevole sforzo organizzativo.

Il nodo strategico: governance multilivello o frammentazione amministrativa?

Un obiettivo auspicabile sarebbe costruire una infrastruttura nazionale integrata, capace di:

  • utilizzare le piattaforme regionali già esistenti;
  • garantire l’uniformità normativa regionale e statale;
  • evitare duplicazioni amministrative;
  • rafforzare il supporto tecnico ai comuni.

Il caso Piemonte come possibile modello nazionale per il recupero dei terreni abbandonati

Il Piemonte dimostra che una politica di recupero fondiario è possibile.

Il Piemonte ha infatti realizzato una piattaforma informatica sviluppata e una normativa regionale vigente e operante, che potranno essere valorizzate a livello nazionale, in modo da rendere il DDL Coltiva Italia una politica strategica del settore agricolo italiano.

L’obiettivo finale: il presidio del territorio

Il recupero dei terreni agricoli abbandonati non riguarda solo la produzione agricola, ma anche:

  • la sicurezza idrogeologica;
  • la gestione forestale e prevenzione incendi;
  • la prevenzione delle principali fitopatie;
  • il contrasto allo spopolamento rurale;
  • la sostenibilità ambientale;
  • la sovranità alimentare.

È una politica agricola, ma anche una politica territoriale e sociale.

Un caso concreto: vigneti abbandonati e flavescenza dorata

Il recupero dei terreni agricoli abbandonati può essere anche uno strumento di prevenzione delle malattie delle colture. Un esempio è la lotta alla flavescenza dorata della vite, una malattia epidemica causata da un fitoplasma e trasmessa dalla cicalina Scaphoideus titanus. In Piemonte, questa fitopatia è considerata una delle principali minacce per la viticoltura, con impatti significativi sulla produzione e sulla qualità delle uve. I vigneti abbandonati o non gestiti rappresentano focolai attivi della malattia, fungendo da serbatoi per il fitoplasma e l'insetto vettore. La presenza di queste aree incolte compromette l'efficacia delle strategie di contenimento adottate dai viticoltori attivi nelle aree di prossimità, vanificando gli sforzi di monitoraggio e trattamento .

L'assegnazione e l’espianto dei vigneti abbandonati attraverso la Banca della Terra potrebbe quindi avere una duplice funzione:

  1. Recupero produttivo: reintrodurre in coltivazione superfici agricole oggi improduttive, aumentando la SAU regionale.
  2. Salute del vigneto: eliminare i focolai di infezione, riducendo la pressione della malattia e migliorando l'efficacia delle misure fitosanitarie.

Questa sinergia tra politiche fondiarie e difesa delle colture evidenzia l'importanza di un approccio integrato e multilivello nella gestione del territorio agricolo. La collaborazione tra istituzioni, enti locali e agricoltori è fondamentale per affrontare in modo efficace le sfide attuali e future del settore.

Conclusione: una riforma che può fare la differenza

L’articolo 9 del DDL Coltiva Italia rappresenta una opportunità reale. Tuttavia, perché questa opportunità possa produrre risultati concreti, servirà un approccio che tenga conto:

  • delle esperienze regionali già operative;
  • della capacità amministrativa dei Comuni coinvolti;
  • della specificità economica delle aree marginali interessate.

Senza questo equilibrio, il rischio è avere una norma ottima negli obiettivi, ma con scarsi effetti reali.

Come ottenere oggi l’assegnazione di un terreno agricolo abbandonato (Piemonte)

Chi può richiedere l’assegnazione

Possono presentare domanda:

  • imprenditori agricoli singoli;
  • imprese agricole associate;
  • associazioni fondiarie costituite ai sensi della L.R. 21/2016.

L’assegnazione riguarda terreni agricoli incolti o abbandonati da almeno due annate agrarie oppure terreni “silenti” (proprietario non individuabile o irreperibile).

A chi si presenta la domanda

La richiesta si presenta a: Unione dei Comuni competente per territorio oppure Comune, sono questi gli enti che gestiscono il procedimento di assegnazione.

Come si avvia il procedimento

Il procedimento parte su istanza del richiedente e deve contenere:

  1. Domanda di coltivazione con indicazione delle particelle catastali interessate.
  2. Piano di Sviluppo Aziendale (PSA) – minimo 5 anni.

Il piano deve indicare almeno:

  • particelle catastali e SAU;
  • piano colturale per anno e per particella;
  • impegno formale alla coltivazione.

Per le associazioni fondiarie, il PSA si integra normalmente con il Piano di Gestione Terreni (PGTA) che definisce assetto produttivo, sostenibilità economica, tutela ambientale e prevenzione rischi.

Cosa succede dopo la presentazione della domanda di coltivazione

L’amministrazione:

  • notifica la domanda a proprietari e aventi diritto;
  • pubblica la domanda su albo pretorio e sito istituzionale;
  • trasmette la domanda alla Regione per pubblicazione sul BURP.

Da quel momento decorrono 90 giorni per eventuali:

  • opposizioni del proprietario;
  • domande concorrenti di altri richiedenti.

Come viene scelto l’assegnatario (se ci sono più domande)

Il Comune valuta secondo criteri tecnici e territoriali:

  • ricomposizione fondiaria;
  • uso razionale del suolo;
  • superficie recuperata;
  • tutela ambientale e paesaggistica.

Durata dell’assegnazione

Indicativamente:

minimo: coerente con PSA (≥ 5 anni);

massimo: fino a 15 anni rinnovabili o pari alla durata del piano.

Obblighi dell’assegnatario

Chi ottiene il terreno deve:

  • coltivarlo secondo il piano approvato;
  • avviare l’utilizzo entro due annate agrarie;
  • mantenere gli impegni tecnici e ambientali previsti.

In caso contrario può scattare la revoca.

Aspetti importanti da sapere

Non possono essere assegnati: boschi, dipendenze e pertinenze di case adibite ad abitazione rurale o civile, cave, terreni e aree considerate fabbricabili.

I terreni assegnati non sono usucapibili.

Il proprietario mantiene la proprietà ma perde la disponibilità per il periodo di assegnazione.

Se il proprietario riprende la gestione del terreno in coltivazione ma non realizza il piano entro un’annata agraria, il terreno può essere riassegnato.

Caso specifico: Associazioni fondiarie

Le ASFO possono:

  • richiedere direttamente l’assegnazione dei terreni;
  • integrare i terreni assegnati nel proprio piano di gestione;
  • accedere a contributi regionali per costituzione, pianificazione e miglioramenti fondiari.

Per approfondimenti: https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/montagna/associazioni-fondiarie

Tag dell'articolo
Agricoltura Ambiente rurale
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