Un sistema che cambia: dalla risposta alle emergenze a una gestione strutturale del rischio Il XVIII Convegno Nazionale sulla Gestione del Rischio in Agricoltura si è svolto in una fase particolarmente delicata per il settore primario. Negli ultimi anni, eventi estremi come siccità prolungate, gelate tardive e alluvioni hanno evidenziato con chiarezza come il rischio climatico non rappresenti più un’eccezione, ma una componente strutturale dell’attività agricola. L’edizione 2026 del Convegno ha avuto come focus l’evoluzione dell’architettura nazionale di gestione del rischio, con particolare riferimento all’integrazione tra: il Fondo mutualistico nazionale AGRICAT (SRF04), dedicato agli eventi catastrofali; le polizze assicurative agevolate (SRF01); i fondi di mutualità danni e reddito (SRF02 e SRF03); il fascicolo aziendale e il Piano di Coltivazione Grafico (PCG); le innovazioni introdotte dal Piano di Gestione dei Rischi in Agricoltura 2026 (PGRA 2026), nell’ambito del Piano Strategico PAC 2023–2027. Dagli interventi di ISMEA, MASAF, AGEA, AGRICAT, ASNACODI, riassicuratori internazionali, compagnie assicurative e operatori tecnologici è emersa una linea comune: la gestione del rischio agricolo deve diventare una infrastruttura stabile del sistema produttivo, fondata su dati affidabili, regole certe e integrazione tra strumenti pubblici e mercato assicurativo.
Premessa Risale al luglio 2021 la prima pubblicazione rivolta al pubblico sul progetto BIO-AGRI-APIS (BAA) che, ancora oggi, continua a rappresentare un punto di riferimento per il biomonitoraggio ambientale, ponendo al centro le api come bioindicatori. Il progetto BAA, ideato da Aspromiele e avviato nel 2018, è coordinato dalla Fondazione Agrion e realizzato in collaborazione con il Laboratorio Agrochimico del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte, la Fondazione Podere Pignatelli e il DISAFA dell’Università di Torino. Il progetto, sviluppando una robusta rete di monitoraggio su alcune matrici apistiche, in particolare pane d’api e miele da favo, ha assunto sempre più rilevanza nel comparto tecnico ed ha contribuito a far nascere nel 2023 il primo Tavolo permanente per la tutela dei pronubi e della biodiversità in Piemonte e in Italia. Il Tavolo, coordinato dalla Fondazione Agrion, ha come obiettivo quello di condividere le attività svolte e le esperienze acquisite sul territorio piemontese per la tutela della biodiversità e dei pronubi (insetti impollinatori). Il progetto Bio Agri Apis è apprezzato anche a livello nazionale, ad esempio durante le Giornate Fitopatologiche 2024, per il suo contributo alla ricerca in campo ambientale e alla collaborazione fattiva tra enti pubblici, privati, associazioni e fondazioni sul territorio, mettendo a punto così un modello di lavoro multidisciplinare volto a contribuire alla comprensione delle relazioni tra comparto agricolo e apistico, ad approfondire le conoscenze sullo stato di salute dell’alveare, nonché a concorrere al miglioramento dello stato di qualità ambientale. Il progetto BAA, tra l’altro, ha messo a punto l’acquisizione, l’elaborazione e la messa a disposizione del pubblico delle seguenti informazioni: ● peso del miele prodotto dagli alveari (peso medio, o meglio moda, minimo e massimo) e della sua variabilità nel tempo di 1,3,7,30 giorni; ● la fase di fioritura di interesse apistico del momento. La pubblicazione settimanale di questi dati rappresenta un vero e proprio servizio per gli apicoltori, disponibile al seguente indirizzo: https://www.regione.piemonte.it/web/temi/agricoltura/servizi-fitosanitari-pan
La "carta della potenzialità alla produzione di tartufi" è uno strumento predittivo sviluppato per il territorio della Regione Piemonte. Il suo scopo primario è identificare le aree con una diversa probabilità o potenzialità (maggiore o minore) alla produzione tartufigena nelle terre vocate per le tre principali specie d’interesse commerciale: il tartufo bianco (Tuber magnatum Pico), il tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vittad.) e il tartufo estivo o scorzone (Tuber aestivum Vittad.). Questo strumento, che deriva dalla carta delle attitudini del suolo alla produzione tartufigena, tiene conto anche del soprassuolo, differenziando tipo di copertura o di uso in base alle potenzialità produttive delle tre specie di Tuber considerate. La Carta delle potenzialità alla produzione tartufigena risponde all'esigenza di supportare la pianificazione territoriale e forestale a diversi livelli, fornendo una base conoscitiva essenziale per l'integrazione e la formazione di regolamenti specifici, come ad esempio i regolamenti forestale regionale, di polizia rurale e del verde comunali. Le finalità della carta sono quindi molteplici; nell’ambito dei Piani Forestali di Indirizzo Territoriale (PFIT), strumenti di livello territoriale che declinano gli indirizzi del Piano Territoriale Regionale (PTR) e del Programma Forestale Regionale (PFR), contribuisce a definire le strategie per la valorizzazione dei prodotti non legnosi del bosco e la conservazione degli alberi fuori foresta; a livello gestionale costituisce un’utile base per: la definizione delle aree prioritarie per gli interventi di sostegno alla tartuficoltura previsti dal CSR (Complemento per lo Sviluppo Rurale); l'individuazione di aree target per altri bandi regionali di promozione della tartuficoltura, relativi alla L.r. 16/2008; la valutazione delle richieste di trasformazione di uso del suolo (es. trasformazione del bosco in altra destinazione) per la definizione delle misure di compensazione forestale e ambientale.